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Volcharts - Il prezzo del petrolio passa da Putin o dalle novita' norvegesi ?

La partita sul prezzo del petrolio si fa sempre piu' calda. E questa volta il treno delle opportunita' passa dalla Russia e dalle diatribe interne.

a cura della redazione Volcharts.com

Il ministro dell'Energia russo Alexander Novak ritiene che non ci sia alcuna necessita' nel limitare la produzione di petrolio dati i prezzi attuali. La Russia e' comunque pronta a discutere della questione. "Siamo sempre aperti alla discussione, a monitorare la situazione -, ha detto il ministro a Ria Novosti -. Secondo me, un livello di prezzo di 50 dollari al barile e' normale e, se i prezzi dovessero iniziare a scendere, noi ci impegneremo attivamente su questo tema". Opinione in senso contrario ed opposto arriva dal presidente russo Vladimir Putin, che al contrario di quanto detto dal suo ministro afferma che la Russia e' disponibile ad appoggiare eventuali accordi sul congelamento della produzione. Putin aggiunge che l'accordo potrebbe includere anche un compromesso con l'Iran che consenta al Paese di aumentare l'output.

Nel corso di un'intervista rilasciata all'agenzia Bloomberg, il presidente russo ha spiegato che "l'Iran parte da una posizione molto bassa, legata alle ben note sanzioni. Non sarebbe corretto lasciarlo a questi livelli". In passato gli accordi sul congelamento della produzione volti a ridare quota ai prezzi del petrolio erano stati respinti dall'Iran, che punta a riportare l'output ai livelli precedenti alle sanzioni occidentali. Un po' freddina rimane la posizione degli osservatori. Gli addetti ai lavori guardano al vertice OPEC di fine settembre, ad Algeri. Ormai e' quasi scontato un nulla di fatto sul raggiungimento di un possibile accordo sul congelamento della produzione di oro nero. Una nuova apertura sembra arrivare in queste ore. Il principe saudita Turki Al-Faisal nel corso di un'intervista concessa alla CNBC, ha affermato che nel caso in cui si trovasse un accordo anche con gli altri Paesi, l'Arabia Saudita potrebbe congelare la produzione di petrolio. "Vogliamo un approccio olistico in tema di produzione e prezzi, non solo in seno all'Opec - ha detto Al-Faisal -. Tutti i produttori devono concorrere alle decisioni che vengono prese". La sorpresa piu' evidente, pero', arriva dalla Norvegia.

La compagnia di Stato norvegese Statoil ha annunciato che il break even, ossia il prezzo del barile al di sopra del quale e' in grado di fare profitti, scendera' a 25 dollari. A determina il nuovo break even e' il pozzo Johan Sverdrup che sta per partire. E venticinque dollari e' ben al di sotto dei 27 dollari per barile che a inizio gennaio avevano mandato fuori mercato quasi tutti i produttori americani di shale oil (il greggio alternativo da frantumazione idraulica). Insomma sono i produttori tradizionali a lanciare la sfida competitiva a quelli alternativi. Ricordiamo che la Statoil lavora nel Mare del Nord, un posto problematico per l'estrazione del petrolio: per fare una termine di paragone in Arabia Saudita, dove basta fare un buco in terra e l'oro nero zampilla, il break even e' a 10 dollari al barile o anche meno. In Norvegia si opera su piattaforme petrolifere marine difficili e costose da installare e da gestire.

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