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Usa: vince Trump. Come muoversi adesso sui mercati?

Il responso delle urne Usa ha visto una vittoria inattesa da parte del candidato repubblicano Donald Trump. Si tratta di un evento dalle fortissime implicazioni che i mercati non avevano scontato e che ha scatenato immediatamente un’ondata di incertezza e volatilità sui principali indici mondiali, accompagnata da una corsa ai beni rifugio che in poche ore ha portato a un rally dell’oro.

a cura della redazione Volcharts.com

Ma al di là della reazione delle prime ore, quali saranno per gli investitori le conseguenze di una presidenza Trump nel breve, nel medio e nel lungo termine?

Date le incognite e l’imprevedibilità che circondano l’elezione di Trump, Allianz prevede una fase di “risk-off” con elevata volatilità e un aumento della domanda di beni rifugio come oro e Treasury. Considerando le ripetute dichiarazioni di Trump sulla fine dell’“Obamacare”, i titoli delle aziende ospedaliere potrebbero registrare correzioni significative. Dopo lo shock iniziale, Wall Street probabilmente si concentrerà sulle riforme fiscali proposte da Trump e sul ruolo di contenimento che eserciteranno i Repubblicani al Congresso sulle posizioni più estreme del Presidente. Inoltre, i mercati potrebbero iniziare a scontare un rischio di de-globalizzazione, con conseguenze negative per le azioni, e un rischio inflazionistico, con impatti negativi per le obbligazioni. Tuttavia, molto dipenderà da quanto Trump riuscirà a convincere un Congresso che, seppur nelle mani dei Repubblicani, potrebbe non essere completamente dalla sua parte.

Allianz ritiene che queste elezioni, allo stesso tempo avvincenti e inquietanti, hanno sollevato una serie di domande scomode sul futuro che sono ancora senza risposta. L’attenzione è stata catturata più dal temperamento dei due candidati e dalle accuse reciproche che non dai loro programmi e obiettivi politici, e gran parte dell’America è profondamente divisa. Da qui i dubbi sulla capacità degli Stati Uniti d’ora in avanti di svolgere un ruolo di guida a livello internazionale, anche se la forza della Costituzione USA dovrebbe prevalere e garantire l’ordine. Dopo lo shock della Brexit e la sfiducia generalizzata nella classe politica e nei governi, ulteriormente messe alla prova dalle quattro importanti elezioni europee dell’anno prossimo, Allianz ritene che potrà emergere un nuovo tema. I trend politici stanno subendo cambiamenti significativi, provocando maggiori rischi in termini di de-globalizzazione, ri-regolamentazione e ingerenza dei governi su mercati e società. Le crescenti preoccupazioni sul fronte geopolitico e le tensioni negli scambi commerciali sono destinate ad intaccare la fiducia degli investitori e i piani di spesa delle imprese, con la conseguente ulteriore decelerazione della crescita globale rispetto a livelli già contenuti.

Allianz ritiene quindi che proseguirà lo scenario di financial repression e di tassi bassi per un periodo di tempo prolungato, in cui gli investitori continueranno a ricercare rendimenti “risk-adjusted” accettabili in un contesto politico e macroeconomico più critico. La gestione attiva assumerà quindi un ruolo sempre più rilevante ai fini di un’asset allocation flessibile, processi di investimento solidi e decisioni di investimento basate su una ricerca globale approfondita.

Dominic Rossi, CIO Azionario di Fidelity International, pensa che “stiamo entrando in un mondo nuovo, non ci sorprende che gli investitori stiano cercando di proteggersi. L'immediato senso di smarrimento a fronte di questo cambiamento nella politica americana dovrà però cedere il passo a una valutazione più sobria dei rischi reali. L'impatto immediato sarà sulla Fed. La probabilità di un rialzo dei tassi di interesse a dicembre, seguito da altri due rialzi nel 2017, è fortemente diminuita. Il dollaro, che stava guadagnando prima del voto, ha invertito il trend. Questi due fattori erano una minaccia per la crescita dei mercati, e ora sono più lontani. La politica monetaria rimarrà quindi accomodante. A livello politico ci sarà incertezza e non sappiamo se Trump darà seguito alle sue affermazioni più protezionistiche. E’ probabile che gli investitori rimarranno attendisti. Il controllo repubblicano delle due Camere offre l'opportunità di rompere lo stallo politico degli ultimi anni nella politica interna. Ci sarà il desiderio di tornare indietro su molte iniziative di Obama, soprattutto l’Obamacare. Nel brevissimo periodo però è probabile che questi fattori non siano sufficienti a tranquillizzare gli investitori".

Dierk Brandenburg, Analista Senior del Debito Governativo - Reddito fisso si sofferma sulle ripercussioni che la vittoria di Donald Trump potrebbe avere in ambito obbligazionario: “con Trump gli Americani hanno espresso una volontà di cambiamento. Ci vorranno diversi giorni perché le acque tornino a calmarsi e nel periodo immediatamente successivo al voto saremo probabilmente testimoni di tensioni, con possibili ripercussioni sulle azioni e sulle obbligazioni statunitensi. Al di là della reazione iniziale, tuttavia, il risultato elettorale non è una cattiva notizia su tutta la linea per gli investimenti statunitensi. Il Presidente repubblicano è stato un convinto fautore della riduzione della tassazione sulle famiglie e sulle imprese che, se venisse attuata, dovrebbe andare a vantaggio delle imprese statunitensi. La maggiore volatilità e la crescente incertezza potrebbero poi spingere la Federal Reserve a mantenere invariati i tassi durante la riunione di dicembre, contrariamente a quanto previsto finora dai mercati”.

La politica fiscale “molto più espansiva non faciliterà al governo statunitense il raggiungimento dell’equilibrio di bilancio e il futuro dibattito sul tetto del debito, in programma per marzo 2017, diventerà un argomento di discussione sempre più ricorrente a Washington – conclude Dierk Brandenburg -. Guardando al futuro il mercato dovrà presto scontare un approccio più aggressivo del FOMC, anche solo in risposta alla forte dose di stimoli fiscali messi in campo dalla nuova amministrazione e nel complesso non è un buon contesto per i Treasury statunitensi, propensi ad essere soggetti a pressioni, con il conseguente irripidimento della curva”.

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