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Trumflation: cosa significa per gli investitori?

Antoine Lesné, Tapiwa Ngwena e Rebecca Chsworth, analisti di State Street Global Advisors, spiegano che così come è accaduto all’indomani del risultato del Referendum nel Regno Unito sull’UE, i mercati finanziari hanno visto una fase di sell-off a seguito della vittoria di Trump alle elezioni, in particolare per le classi di attivo più rischiose; tuttavia, già alla fine di mercoledì 9 novembre, le azioni statunitensi sono risalite e gli investitori hanno trovato conforto nel discorso accomodante da simil-statista di Trump.

a cura della redazione Volcharts.com

E’ solo l’inizio del processo e, come per il voto Brexit, non si è verificato ancora nulla dal punto di vista politico.  Prima ci siamo mossi sulla base di “incognite note”, mentre ora ci stiamo muovendo verso altri scenari. Tuttavia la differenza è che dopo l’iniziale trambusto del voto sulla Brexit, il raggio del risultato è stato locale, mentre questo shock è globale e ha ramificazioni ben più ampie.

Un risultato a sorpresa e la vittoria schiacciante dei Repubblicani al Congresso sta a significare che il presidente eletto Donald Trump porterà molto probabilmente a compimento le sue promesse, partendo dallo stimolo fiscale.

Dopo il sell-off overnight, rilevato dai future sull’S&P500, i tassi di break-even (ovvero le aspettative sull’inflazione) hanno registrato un forte recupero il 9 novembre – spiegano Antoine Lesné, Tapiwa Ngwena e Rebecca Chsworth -.  Come abbiamo anticipato a inizio novembre, stiamo assistendo a un ritorno dell’inflazione - non dirompente, ma comunque un ritorno – dato che il calo dei prezzo del greggio del 2015 stanno scomparendo dai dati anno su anno. La mossa del 9 novembre ha portato i break-even sopra il target di inflazione non vincolante del 2% stabilito dalla FED.

Antoine Lesné, Tapiwa Ngwena e Rebecca Chsworth ritengono che attualmente il rischio inflazionistico sia più incentrato nel mercato statunitense rispetto a quello europeo e che gli investitori potrebbero essere interessati alle esposizioni sui treasury che offrono protezione dall’inflazione (TIPs).

Le implicazioni per la curva degli US Treasury si devono ancora pienamente realizzare, ma sono chiaramente influenzate dalle politiche potenzialmente inflazionistiche – spiegano Antoine Lesné, Tapiwa Ngwena e Rebecca Chsworth -.  L’inclinazione del segmento più a lungo termine della curva si è accentuata in maniera sensibile dopo le elezioni, con rendimenti che hanno raggiunto il 2,12% intraday il 10 novembre partendo dall’1,85% di due giorni prima. Questa ripresa sopra la soglia del 2% rende appetibile per gli investitori internazionali trovare punti di ingresso a più lungo termine? Così come tutte le mosse brusche, è preferibile lasciare che la situazione si stabilizzi. Nondimeno, con un grado di incertezza così elevato, il sell-off potrebbe essere limitato, offrendo opportunità di posizionamento nelle parti più ripide della curva con contestuale gestione del rischio legato alla duration.

Per quanto riguarda i bond non legati all’inflazione, il posizionamento nella parte più ripida della curva – con US Treasury a 5-7 anni oppure 7-10 anni – potrebbe essere un’opzione valida. Nel frattempo, mentre gli spread sul credito restano positivi e in linea con la rotazione risk-on, la porzione di curva a 3-10 anni continua ad essere un’area da analizzare per una strategia controllata carry and roll. 

L’investimento settoriale è diventato più popolare e gli investitori hanno subito preso posizione sui settori sulla scia dell’elezione di Trump – spiegano Antoine Lesné, Tapiwa Ngwena e Rebecca Chsworth -. Finora il settore sanitario ha registrato i benefici maggiori, dato che il mercato ha riprezzato lo sconto nel settore implicito nella vittoria della Clinton. A parte questa mossa iniziale, i settori che dovrebbero beneficiare di un contesto caratterizzato da espansione fiscale e ritorno dell’inflazione sono materiali, energia e finanziari.

I materiali continuano a registrare un andamento positivo e dovrebbero continuare a farlo sulla base delle prospettive di incremento di prezzo delle commodity e di una ripresa delle previsioni degli analisti sugli utili. Il settore tende a restare immune rispetto agli aumenti dei prezzi, fattore ideale in un contesto inflazionistico.

Il settore dell’energia ha beneficiato del miglioramento dei prezzi del greggio e delle misure di autosostegno del settore. Il rigore nella spesa ha portato a decisioni di investimento più accorte e alla riduzione del numero dei progetti; entrambi questi fattori aiuteranno il mercato petrolifero a trovare un equilibrio e una miglior struttura in termini di costi.

Per quanto riguarda i finanziari, l’attività di finanziamento e le attività bancarie sono sensibili ai tassi, e il leggero aumento di pendenza della curva negli Stati Uniti avvantaggia il settore. Le banche hanno ridotto le spese in maniera aggressiva, in linea con la diminuzione dei margini di interesse netti e il consolidamento del capitale; questo ha determinato una leva elevata rispetto all’aumento dei tassi d’interesse, cosa che potrebbe aumentare la redditività.

#Donald Trump #Inflazione #bond

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