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Russia: l’economia si scalda nonostante le sanzioni

Dopo aver parlato molto di Stati Uniti e di elezioni, proviamo, questa volta, a buttare gli occhi dall’altra parte del mondo. La Russia: è un paese da tenere in considerazione per gli investitori?

a cura della redazione Volcharts.com

Iniziamo con il ricordare che il Paese, che ha visto i rapporti con l’Occidente incrinarsi a causa della gestione della crisi in Ucraina e in Siria, prevede ora un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Ad aspettarselo è lo stesso portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Molto probabilmente dal prossimo anno sarà possibile assistere ad un allentamento delle tensione fra Washington e Mosca e ad una conseguente cessazione delle sanzioni economiche europee, cosa di cui dovrebbe beneficiare l’economia russa.

Ma nel frattempo cosa sta accadendo nel paese. Hugo Bain, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, spiega che dopo due anni di sanzioni, Mosca è una città vibrante, con pochi segni di recessione. Ristoranti e centri commerciali sono pieni e sembra sempre più una ricca metropoli dell’Europa occidentale. Nonostante il gelo nelle relazioni internazionali, l’economia si sta riscaldando. E si aprono nuove prospettive di investimento.

Le sanzioni hanno pesato sul clima di fiducia, ma hanno avuto un impatto trascurabile sull’economia. Il Paese ha indubbiamente risentito del crollo del petrolio, passato fra metà 2014 e inizio 2016 da ben oltre 100 a meno di 30 dollari al barile.

Secondo Hugo Bain data la coincidenza con l’abbandono del regime di cambio controllato fra il rublo e un paniere euro-dollaro, deciso da tempo e attuato a fine 2014, la correzione dell’oro nero ha gravato soprattutto sulla valuta russa. Sotto alcuni aspetti, non c’era momento migliore per liberalizzare il cambio: per l’economia è stata infatti una valvola di sicurezza.

Molti Russi, però, si sono visti improvvisamente costretti a rinunciare alle vacanze all’estero e a diversi prodotti di importazione. Negli ultimi due anni il reddito disponibile reale ha subito una significativa riduzione. Le società attive nel settore dei consumi hanno vissuto un momento difficile.

D’altro canto, le aziende energetiche godono di buona salute. La svalutazione del rublo ha attenuato gli effetti del calo del greggio sui colossi nazionali del petrolio e del gas, che hanno così goduto di costi di produzione decisamente competitivi. Nonostante il crollo del mercato del petrolio, l’anno scorso l’economia russa ha registrato una contrazione di appena il 3,7% e l’occupazione è rimasta stabile. Tutto sommato, dunque, a posteriori la Russia ha vissuto una crisi positiva. Questa è la terza crisi che il mercato russo sta affrontando dal 1997, e secondo Hugo Bain è la meno nociva: forse è vero che si migliora con la pratica! Alla Russia va riconosciuta una politica fiscale e monetaria prudente, che dovrebbe tradursi in un calo del premio di rischio sul mercato azionario.

Ora l’economia sta ripartendo: le stime di crescita del PIL nel 2017 vanno da un cauto 0,6 % del governo (basato sul petrolio a 40 dollari) al 2,5% di Goldman Sachs e per il 2018 si prevede un’ulteriore accelerazione.

Una ripresa cominciata senza l’aiuto della banca centrale che, memore di un passato di inflazione incontrollata, ha mantenuto un orientamento molto restrittivo fino a quest’estate. Solo dopo un costante allentamento delle pressioni sui prezzi l’istituto ha deciso di abbassare i tassi di interesse. Ai due tagli di quest’anno dovrebbero seguirne altri nel 2017.

Hugo Bain ritiene che una politica monetaria più espansiva potrebbe sostenere i consumi. Chi ha  dei risparmi fa già fatica a investirli. L’anno scorso si poteva ottenere il 18% da una banca commerciale affidabile, oggi solo il 6-8%. Con il calo dei tassi è probabile che i risparmi diminuiscano notevolmente e aumentino i consumi. Alcuni fondi locali potrebbero investire nel mercato azionario, tanto più che ora i il dividend yield è prossimo al tasso di deposito.

Naturalmente le prospettive della Russia restano strettamente legate al prezzo del petrolio.

Hugo Bain è convinto che un alto prezzo del greggio sia causa di inerzia economica e corruzione nel Paese. Semplicemente, viene meno la spinta alle riforme strutturali.

Lo scenario ideale vedrebbe una stabilizzazione dell’oro nero intorno a 45-65 dollari al barile nel prossimo futuro. Un livello sufficiente a sostenere una discreta crescita economica, ma abbastanza basso da garantire una certa prudenza fiscale e l’impegno ad attuare le riforme.

Gli investitori cominciano ad apprezzare le opportunità offerte dalla Russia grazie a un’economia in ripresa e a un tasso di cambio competitivo. I primi arrivati sono già stati lautamente ricompensati: da inizio anno il mercato azionario è salito di quasi il 35% in valuta locale. Valutazioni e dividend yield restano comunque estremamente allettanti (il MICEX scambia a un P/E di 9,8% e un dividend yield del 5,8% contro il 24,8 e il 2,0 % dell’S&P500). È il momento ideale per investire sul mercato russo.

I bilanci aziendali sono sani, anche se le eccezioni non mancano, soprattutto nel settore energetico, che presenta un indebitamento più elevato, compensato comunque da un ingente free cash flow. Nei prossimi anni le imprese russe dovrebbero continuare a ridurre i livelli di indebitamento netto, già peraltro contenuto. Dalla distribuzione alimentare, ai giganti del petrolio (che godono di costi di produzione fra i più bassi del mondo) al settore dei materiali, non ci sono segni di difficoltà.

Le aziende energetiche e l’industria mineraria colgono i frutti della svalutazione del rublo con la riduzione dei costi. La produzione di petrolio è ai massimi storici e anche se il governo dovesse alzare le tasse per il settore (un’ipotesi non remota), le società avrebbero abbastanza liquidità per distribuire generosi dividendi.

Hugo Bain ritiene che anche in coincidenza con il calo dei prezzi del petrolio le aziende energetiche non hanno perso la loro attrattiva per gli investitori, soprattutto cinesi e giapponesi. Da inizio 2015, le imprese russe si sono assicurate circa 32 miliardi di dollari di finanziamenti (essenzialmente nel settore petrolifero) e altri 7 miliardi di dollari di investimenti asiatici in operazioni di M&A .

Sul fronte interno dovrebbe andare bene il comparto immobiliare, doppiamente favorito dal taglio dei tassi di interesse. Da un lato, la minore remunerazione dei conti bancari incoraggerà gli investimenti nel settore, data la progressiva convergenza fra redditi da locazione e tassi di deposito. Dall’altro, comprare casa sarà più conveniente grazie al cal

Iniziamo con il ricordare che il Paese, che ha visto i rapporti con l’Occidente incrinarsi a causa della gestione della crisi in Ucraina e in Siria, prevede ora un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Ad aspettarselo è lo stesso portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Molto probabilmente dal prossimo anno sarà possibile assistere ad un allentamento delle tensione fra Washington e Mosca e ad una conseguente cessazione delle sanzioni economiche europee, cosa di cui dovrebbe beneficiare l’economia russa.

Ma nel frattempo cosa sta accadendo nel paese. Hugo Bain, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, spiega che dopo due anni di sanzioni, Mosca è una città vibrante, con pochi segni di recessione. Ristoranti e centri commerciali sono pieni e sembra sempre più una ricca metropoli dell’Europa occidentale. Nonostante il gelo nelle relazioni internazionali, l’economia si sta riscaldando. E si aprono nuove prospettive di investimento.

Le sanzioni hanno pesato sul clima di fiducia, ma hanno avuto un impatto trascurabile sull’economia. Il Paese ha indubbiamente risentito del crollo del petrolio, passato fra metà 2014 e inizio 2016 da ben oltre 100 a meno di 30 dollari al barile.

Secondo Hugo Bain data la coincidenza con l’abbandono del regime di cambio controllato fra il rublo e un paniere euro-dollaro, deciso da tempo e attuato a fine 2014, la correzione dell’oro nero ha gravato soprattutto sulla valuta russa. Sotto alcuni aspetti, non c’era momento migliore per liberalizzare il cambio: per l’economia è stata infatti una valvola di sicurezza.

Molti Russi, però, si sono visti improvvisamente costretti a rinunciare alle vacanze all’estero e a diversi prodotti di importazione. Negli ultimi due anni il reddito disponibile reale ha subito una significativa riduzione. Le società attive nel settore dei consumi hanno vissuto un momento difficile.

D’altro canto, le aziende energetiche godono di buona salute. La svalutazione del rublo ha attenuato gli effetti del calo del greggio sui colossi nazionali del petrolio e del gas, che hanno così goduto di costi di produzione decisamente competitivi. Nonostante il crollo del mercato del petrolio, l’anno scorso l’economia russa ha registrato una contrazione di appena il 3,7% e l’occupazione è rimasta stabile. Tutto sommato, dunque, a posteriori la Russia ha vissuto una crisi positiva. Questa è la terza crisi che il mercato russo sta affrontando dal 1997, e secondo Hugo Bain è la meno nociva: forse è vero che si migliora con la pratica! Alla Russia va riconosciuta una politica fiscale e monetaria prudente, che dovrebbe tradursi in un calo del premio di rischio sul mercato azionario.

Ora l’economia sta ripartendo: le stime di crescita del PIL nel 2017 vanno da un cauto 0,6 % del governo (basato sul petrolio a 40 dollari) al 2,5% di Goldman Sachs e per il 2018 si prevede un’ulteriore accelerazione.

Una ripresa cominciata senza l’aiuto della banca centrale che, memore di un passato di inflazione incontrollata, ha mantenuto un orientamento molto restrittivo fino a quest’estate. Solo dopo un costante allentamento delle pressioni sui prezzi l’istituto ha deciso di abbassare i tassi di interesse. Ai due tagli di quest’anno dovrebbero seguirne altri nel 2017.

Hugo Bain ritiene che una politica monetaria più espansiva potrebbe sostenere i consumi. Chi ha  dei risparmi fa già fatica a investirli. L’anno scorso si poteva ottenere il 18% da una banca commerciale affidabile, oggi solo il 6-8%. Con il calo dei tassi è probabile che i risparmi diminuiscano notevolmente e aumentino i consumi. Alcuni fondi locali potrebbero investire nel mercato azionario, tanto più che ora i il dividend yield è prossimo al tasso di deposito.

Naturalmente le prospettive della Russia restano strettamente legate al prezzo del petrolio.

Hugo Bain è convinto che un alto prezzo del greggio sia causa di inerzia economica e corruzione nel Paese. Semplicemente, viene meno la spinta alle riforme strutturali.

Lo scenario ideale vedrebbe una stabilizzazione dell’oro nero intorno a 45-65 dollari al barile nel prossimo futuro. Un livello sufficiente a sostenere una discreta crescita economica, ma abbastanza basso da garantire una certa prudenza fiscale e l’impegno ad attuare le riforme.

Gli investitori cominciano ad apprezzare le opportunità offerte dalla Russia grazie a un’economia in ripresa e a un tasso di cambio competitivo. I primi arrivati sono già stati lautamente ricompensati: da inizio anno il mercato azionario è salito di quasi il 35% in valuta locale. Valutazioni e dividend yield restano comunque estremamente allettanti (il MICEX scambia a un P/E di 9,8% e un dividend yield del 5,8% contro il 24,8 e il 2,0 % dell’S&P500). È il momento ideale per investire sul mercato russo.

I bilanci aziendali sono sani, anche se le eccezioni non mancano, soprattutto nel settore energetico, che presenta un indebitamento più elevato, compensato comunque da un ingente free cash flow. Nei prossimi anni le imprese russe dovrebbero continuare a ridurre i livelli di indebitamento netto, già peraltro contenuto. Dalla distribuzione alimentare, ai giganti del petrolio (che godono di costi di produzione fra i più bassi del mondo) al settore dei materiali, non ci sono segni di difficoltà.

Le aziende energetiche e l’industria mineraria colgono i frutti della svalutazione del rublo con la riduzione dei costi. La produzione di petrolio è ai massimi storici e anche se il governo dovesse alzare le tasse per il settore (un’ipotesi non remota), le società avrebbero abbastanza liquidità per distribuire generosi dividendi.

Hugo Bain ritiene che anche in coincidenza con il calo dei prezzi del petrolio le aziende energetiche non hanno perso la loro attrattiva per gli investitori, soprattutto cinesi e giapponesi. Da inizio 2015, le imprese russe si sono assicurate circa 32 miliardi di dollari di finanziamenti (essenzialmente nel settore petrolifero) e altri 7 miliardi di dollari di investimenti asiatici in operazioni di M&A .

Sul fronte interno dovrebbe andare bene il comparto immobiliare, doppiamente favorito dal taglio dei tassi di interesse. Da un lato, la minore remunerazione dei conti bancari incoraggerà gli investimenti nel settore, data la progressiva convergenza fra redditi da locazione e tassi di deposito. Dall’altro, comprare casa sarà più conveniente grazie al calo dei tassi sui mutui. Secondo le società immobiliari la domanda potrebbe aumentare di almeno il 50% .

L’economia interna gode dunque di buone prospettive nonostante le tensioni politiche con l’Occidente. Finché il petrolio resterà al di sopra di 40 dollari al barile, la ripresa economica accompagnata da una linea monetaria più accomodante dovrebbe sostenere i prezzi degli asset. Le posizioni azionarie in particolare sono decisamente esigue nonostante il recente rialzo. I giochi, quindi, sono ancora aperti – almeno fino ai Mondiali di calcio e alle elezioni presidenziali del 2018.

o dei tassi sui mutui. Secondo le società immobiliari la domanda potrebbe aumentare di almeno il 50% .

L’economia interna gode dunque di buone prospettive nonostante le tensioni politiche con l’Occidente. Finché il petrolio resterà al di sopra di 40 dollari al barile, la ripresa economica accompagnata da una linea monetaria più accomodante dovrebbe sostenere i prezzi degli asset. Le posizioni azionarie in particolare sono decisamente esigue nonostante il recente rialzo. I giochi, quindi, sono ancora aperti – almeno fino ai Mondiali di calcio e alle elezioni presidenziali del 2018.

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