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Petrolio: nuovo ribasso. Ecco chi ci guadagna

Nuovo ribasso del prezzo del petrolio. E questa volta è necessario puntare il dito contro l’Iraq, che ha chiesto di voler essere escluso dall’accordo raggiunto ad Algeri relativo ai tagli alla produzione di greggio, cosa che ha messo in nuova agitazione il prezzo del greggio e ha aggiunto nuove preoccupazioni sull’efficacia dei risultati raggiunti tra i membri dell’Organizzazione.

a cura della redazione Volcharts.com

Le scelte dell’Opec continuano a condizionare le mosse dei trader, che, in seguito all’annuncio che l’organizzazione avrebbe tagliato la produzione, hanno deciso di abbandonare le posizioni long sul greggio per passare a quelle short.

Ricordiamo che nelle ultime settimane, i mercati petroliferi sono finiti sotto i riflettori dopo che lo scorso settembre l’Opec ha confermato che i Paesi membri avevano finalmente raggiunto un accordo mirato a ridurre la produzione. Il taglio, previsto per novembre, sarà il primo dal crollo dei prezzi di due anni fa. Alla notizia, i prezzi sono saliti: il greggio WTI Crude è passato dai 45 USD al barile di prima dell’annuncio ai 51 USD di metà ottobre, segnando un rialzo del 15%. Gli investitori che avevano adottato posizioni lunghe in strumenti a leva sul petrolio hanno approfittato dell’impennata per prendere profitto e, di conseguenza, nel mese di settembre i disinvestimenti hanno raggiunto quota 850 milioni di USD tra gli ETC globali che replicano il WTI. Per contro, le posizioni corte sull’oro nero hanno registrato un netto rimbalzo, con investimenti pari a circa 510 milioni di USD negli ETC short durante lo stesso periodo. Nick Leung, Research Analyst presso WisdomTree, ha spiegato che: “l’annuncio dell’Opec ha provocato una reazione chiara a livello globale da parte degli investitori in prodotti short e leveraged, con gli investitori long contrarian che hanno sfruttato l’impennata dei prezzi per bloccare i guadagni mentre gli investitori short aumentano le scommesse”.

Dall’annuncio dell’Opec, il prezzo del petrolio ha mostrato pochi segnali di debolezza ma Leung ha affermato che ulteriori guadagni saranno probabilmente frenati dalle prese di profitti da parte degli investitori long e dai potenziali afflussi crescenti negli ETC short. “Anche se gli investitori long-only hanno beneficiato del previsto taglio alla produzione, ottenendo guadagni a doppia cifra, non riteniamo si tratti dell’inizio di una lunga fase rialzista per il petrolio - ha proseguito Leung -. Si tratta piuttosto di una ricalibrazione del greggio rispetto ai livelli molto bassi raggiunti in precedenza. Non ci aspettiamo un significativo calo dei prezzi rispetto a quelli attuali ma non prevediamo nemmeno una rimonta ai livelli antecedenti al crollo del 2014, quando la commodity si negoziava sopra i 100 USD al barile. E’ ancora presente un eccesso di offerta su scala globale e le scorte devono ancora essere ridotte, per cui salvo un rimbalzo della domanda o un crollo della produzione, difficilmente i prezzi si muoveranno con decisione in una direzione o nell’altra”.

Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank, spiega che “mentre il mercato si è predisposto all’accordo, svariati produttori si comportano come se non ci dovessero essere tagli della produzione, focalizzandosi invece sul taglio dei prezzi per mantenere la competitività e finanche parlando della capacità di incrementare ulteriormente la produzione. Il mercato del greggio ha mostrato grande volatilità e oscillazioni selvagge nei mesi recenti. Infatti, nelle ultime nove settimane, sono avvenute sei operazioni di ammontare superiore ai 100,000 lotti, quattro delle quali vedevano fondi attivi nel WTI e Brent essere posizionati con tali quantità sin dal 2011”. Hansen ritiene che “la volatilità del mercato del petrolio è destinata a non sparire presto e, mentre i principali produttori e compagnie potrebbero aver ragione nella loro convinzione che il nuovo range di riferimento sia $50-$60, lo spazio di errore si è attualmente molto ridotto. Su queste basi, crediamo che la remunerazione del rischio prima e soprattutto dopo il meeting di novembre sia orientata al ribasso.

Questo nella convinzione che l’accordo per il taglio della produzione avrà successo solo se verrà seguito da una chiara indicazione sulla sua vigilanza. E questo in considerazione di quanto scarso sia il track record dell’Opec nell’aderire a limiti di produzione previamente concordati”. Il greggio Brent ha trascorso le due passate settimane consolidandosi sopra $51/b, livello regolarmente toccato in questo periodo. Una rottura inferiore comporterebbe il rischio di una correzione al supporto della linea di trend a $47.50. Il rialzo è attualmente limitato dai doppi top del Q3 2015 a $54.30/b.

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