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Petrolio: nuovi timori all’orizzonte

Si andrà finalmente a risolvere l’annosa questione sul petrolio? Sembra di sì. In avvio di settimana le quotazioni dell’oro nero sono in rialzo: i prezzi sono spinti dalle aspettative di un accordo tra l’organizzazione dei Paesi produttori e i Paesi non Opec, come la Russia, per il congelamento della produzione. Per Vladimir Putin esiste una grande probabilità di raggiungere un’intesa nella prossima conferenza di Vienna del 30 novembre.

a cura della redazione Volcharts.com

“Siamo pronti a congelare la produzione al livello attuale – ha detto Putin –. Non vediamo alcun male per il nostro settore energetico. Il ministro dell’Energia è in costante contatto con le principali aziende che sono pronte per sforzi di questo genere”.

Ricordiamo che i paesi Opec hanno deciso, a settembre, di congelare la produzione di greggio per stabilizzare i prezzi, ma non c‘è ancora accordo sui tempi. A Doha, nell’ultimo incontro informale dell’organizzazione, non era comunque presente l’Iran e l’Iraq ha chiesto di essere esentato dai tagli alla produzione decisi ad Algeri.

Il ministro dell’Energia saudita, Khalid al Falih, ha annunciato durante un incontro ad Algeri con l’omologo algerino Noureddine Bouterfa che i membri Opec devono accettare di mettere in pratica il progetto di taglio della produzione nella prossima riunione del Cartello prevista a Vienna il prossimo 30 novembre. Secondo l’accordo raggiunto durante la riunione informale avvenuta a fine settembre nella capitale algerina, i paesi Opec si sono impegnati a studiare un piano per limitare la produzione tra i 32,5 milioni e i 33 milioni di petrolio al giorno, rispetto ai 33,64 milioni di ottobre. L’Iran ha negoziato con gli altri membri Opec un esonero dai tagli di produzione e secondo le previsioni emerse da un rapporto del Cartello petrolifero Teheran ha ormai recuperato le quote petrolifere perse durante il periodo di sanzioni economiche, raggiungendo i 4 milioni di barili al giorno di petrolio. Tuttavia l’obiettivo dell’Iran è superare il tetto pre-sanzioni al fine di aumentare le quota di esportazioni.

In un articolo del Financial Times, l’analista petrolifero Nick Butler critica l’atteggiamento di Riad e dell’Iran che al di là di proclami continuano a mantenere le loro posizioni. Infatti nessuna delle due parti sembrerebbe pronta a cedere terreno, anche in virtù di quanto emerso dalla riunione informale dell’Opec dello scorso 28 settembre ad Algeri, dove i paesi membri dell’Organizzazione hanno accettato di studiare un piano per ridurre portare la produzione totale tra i 32,5 e i 33 milioni di barili di petrolio al giorno, rispetto agli attuali 33,6 milioni. Per Butler un accordo potrebbe essere comunque raggiunto il prossimo 30 novembre, ma potrebbe non avere effetti reali sulla riduzione dell’offerta rispetto alla domanda.

Stando ad alcuni rumors che circolano nelle ultime ore, sembra che l’Arabia Saudita abbia minacciato di aumentare nuovamente la propria produzione. L’ipotesi ventilata è quella di giungere 11 milioni di barili al giorno proprio per spingere i rivali Iran e Iraq ad accettare di aderire all’accordo che prevede per Teheran un congelamento dell’output e per l’Iraq una riduzione della produzione. Il rischio di una guerra per le quote di mercato avrebbe spinto i ministri del Petrolio di Iran e Iraq a mutare, almeno a parole, la loro posizione.

#petrolio #greggio #barile #Iran #Iraq #Opec

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