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Petrolio: le parole di Maduro danno speranza.

Sono le parole del presidente venezuelano Nicolas Maduro a gettare acqua sul fuoco. Il premier sudamericano ha affermato che gli Stati membri dell’Opec e i paesi non appartenenti al cartello sarebbero molto vicini ad un accordo sulla stabilizzazione del prezzo del petrolio.

a cura della redazione Volcharts.com

Maduro spera che l'intesa possa essere annunciata questo mese per stabilizzare il mercato e migliorare i prezzi del petrolio. 
Il Venezuela ha promosso il dialogo tra i paesi produttori di petrolio per raggiungere una domanda che permetta di sostenere il livello degli investimenti di cui l'industria ha bisogno per soddisfare la richiesta mondiale di energia. La proposta di Caracas prevede di cominciare a muoversi verso una nuova metodologia che contribuisca alla stabilità del mercato e a garantire prezzi equi per il petrolio caduti da 115 a meno di 30 dollari al barile tra giugno 2014 e gennaio 2016.

A confermare la parole del leader venezuelano è il segretario generale dell’Opec Mohammed Barkindo, che ha spiegato che il cartello può convocare una riunione straordinaria se al prossimo vertice informale di Algeri, in programma il 27 settembre, i ministri dell’organizzazione petrolifera si esprimeranno a favore dell’ipotesi di accordo per stabilizzare il mercato del petrolio. Barkindo, secondo quanto riferisce Bloomberg, ha precisato che la riunione di fine settembre ad Algeri sarà solo un incontro di consultazione. In quell’occasione, l’Opec prevede di tenere colloqui informali con la Russia per cercare di spianare la strada a un’intesa con i Paesi non-Opec sul possibile congelamento della produzione per contrastare la caduta delle quotazioni del greggio dovuta all’eccesso di offerta sul mercato. Barkindo ha comunque voluto sottolineare che l’Algeria si è mossa in tutti i modi per tentare di trovare un compromesso tra i vari paesi che sono all’interno dell’Opec e quelli fuori. Comunque vada, la strada della riunione straordinaria del cartello è una tappa obbligata, senza la quale, in base all'iter decisionale proprio dell'Opec, non sarebbe possibile effettuare alcuna modifica formale delle politiche adottate dall'organizzazione. All'interno del cartello, i Paesi che creano al momento più ostacoli sono tre: Libia, Iran e Nigeria, che vogliono aumentare la propria produzione per un totale di 1,5 milioni di barili al giorno entro quest'anno.

A condizionare il prezzo del petrolio sono soprattutto le notizie che stanno arrivando dalla Libia. Gli scontri militari che stanno avvenendo nel paese hanno causato un rialzo  delle quotazioni. Ad incidere sul costo del barile è stato principalmente il blocco delle esportazioni dai porti libici. La Petroleum Facilities Guards, milizia che ha controllato per anni - fino a questo mese - i porti petroliferi della Libia dopo la cacciata e la morte del dittatore Muammar Gheddafi, ha lanciato un contrattacco per riprendere il controllo dei porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, nella costa centrale del paese. Questi scontri militari, che hanno causato il blocco dei porti e delle esportazioni, hanno avuto ripercussioni sul prezzo del petrolio che ha guadagnato parte delle perdite ultimamente registrate.

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