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Petrolio in discesa: c'è chi guarda altrove e chi compra.

In questi giorni continua a rimanere alta l'attenzione sul prezzo del petrolio. Ad accendere i riflettori su quanto sta accadendo sono le conferme che arrivano dall'Iraq, il cui rappresentante del ministero del Petrolio Asem Jihad ha spiegato che il paese sosterra' qualsiasi decisione che potrebbe contribuire a puntellare i prezzi globali del petrolio.

a cura della redazione Volcharts.com

"Certo che parteciperemo alla riunione dell’Opec. L'Iraq è un importante produttore di petrolio, stiamo pensando di partecipare a tutte le riunioni tra produttori, anche con gli Stati membri non Opec. L'Iraq vuole sostenere il livello dei prezzi del petrolio che si sono significativamente ridotti di recente. Siamo per decidere di sostenere i prezzi del petrolio", ha affermato Jihad. Senza dubbio, comunque, quello che sta balzando agli occhi degli osservatori è il fatto che la caduta del prezzo del petrolio e la ripresa della produzione nucleare abbiano contribuito a far calare l’influenza dei Paesi arabi produttori di greggio sui vertici del Giappone.

A dimostrazione di quanto si sta iniziando ad osservare, è il fatto che Tokyo sembra voler andare alla ricerca di un’alleanza economica e commerciale con Israele. Negli ultimi due anni Giappone e Israele hanno rafforzato i legami negli affari, siglando una serie di accordi economici sulla scia della visita effettuata dal Primo Ministro Shinzo Abe in Israele nel 2015 e di Benjamin Netanyahu a Tokyo l’anno precedente. Per anni i legami commerciali fra i due Paesi si sono mantenuti su livelli molto bassi. Fra le ragioni, la scelta del governo nipponico di non incrinare i legami con i propri fornitori di petrolio, molti dei quali appartengono alla Lega Araba, che ha sostenuto a lungo il boicottaggio di Israele. Ad attirare l’attenzione degli investitori giapponesi vi sono in particolare alcune eccellenze nel settore del digitale, internet, nelle biotecnologie e nell’automazione. Questo non vuol dire però che Tokyo abbia tagliato tutti i ponti con il mondo arabo.

Nei primi sette mesi del 2016 il commercio bilaterale di prodotti fra Giappone e Israele ha toccato quota 1,4 miliardi di dollari (145 miliardi di yen), con un aumento marcato rispetto ai precedenti 1,1 miliardi. Oggi il Giappone è il quarto mercato più importante per Israele nel continente asiatico. Di recente l’Asia ha superato gli Stati Uniti come partner commerciale più importante per Israele dopo l’Europa. Secondo fonti della Banca centrale del Giappone gli investimenti di aziende nipponiche in Israele sono quasi raddoppiati nel 2015, raggiungendo quota 5,2 miliardi di yen.

Se il Giappone si guarda intorno, è anche vero che le grandi multinazionali iniziano a scommettere sul prezzo del petrolio. Le prime che si stanno muovendo sul mercato del dealmaking sono  state Exxon Mobil e Statoil: le due società stanno scommettendo sulla ripresa dei prezzi, e hanno messo mano al portafoglio per acquistare. Le acquisizioni permetteranno alle due aziende di garantirsi la crescita futura, dopo che il settore oil&gas ha tagliato le sue spese di ben 1.000 miliardi di dollari per proteggere i conti quando il prezzo del greggio era ai minimi. “L’estrema volatilità del prezzo del petrolio ha causato grande incertezza a inizio anno”, osserva Greig Aitken, principal analyst for mergers and acquisitions di Wood Mackenzie. Ora le aziende credono in una stabilizzazione del mercato e così l’attività di acquisizione riprende. “Si guarda anche alla crescita, non solo alla mera sopravvivenza” dice Aitken. Ernst & Young ritiene che le acquisizioni nel settore energia possano accelerare a fine anno grazie allo stabilizzarsi dei prezzi di petrolio e gas. Andy Brogan, global oil and gas transaction leader della società di consulenze, ricorda che ci sono in tutto circa 2.000 attività o proprietà nel settore energia in vendita su scala mondiale (di cui circa l’80% sono progetti upstream) e sia chi vende che chi compra mostra maggiore ottimismo.

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