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Petrolio: il nuovo nemico è la Cina.

Torniamo a parlare del prezzo del petrolio. Questa volta ad accendere un riflettore sull’oro nero è Goldman Sachs, che ha deciso di rivedere al ribasso le stime per l’ultima parte del 2016.

a cura della redazione Volcharts.com

Ma soprattutto ha voluto mettere in guardia sul fatto che l'offerta continuerà a rimanere superiore alla domanda, indipendentemente dalle eventuali decisioni sulla produzione che saranno prese durante l'incontro informale dei paesi Opec. Goldman Sachs ha deciso, poi, di tagliare le previsioni per il quarto trimestre da 50 a 43 dollari al barile. Ieri i future del Wti con scadenza a novembre si attestavano in netto calo, sotto i 44 dollari al barile, dopo che l'Iran ha detto no a un possibile accordo per un tetto alla produzione di greggio. Gli analisi della banca d’affari ritengono che sebbene un potenziale accordo potrebbe sostenere i prezzi nel breve termine, si ritiene che posizioni speculative nette lunghe ancora relativamente alte lascino aperti rischi al ribasso nella parte finale dell'anno.

Goldman Sachs ha poi precisato che l'outlook sulla domanda resta invariato, con una crescita di 1,4 milioni di barili al giorno anno su anno, cosa che potrà fare aumentare le scorte. Proviamo, tra l’altro, a fare un po’ il punto della situazione. Stando a quanto rileva la rivista Forbes, la produzione di petrolio è aumentata, ma il consumo è diminuito. Stando alle prime stime, sembra che la sovraproduzione abbia toccato i +0.97 milioni di barili estratti al giorno rispetto ai +0.12 milioni di giugno. Numeri che hanno portato l’International Energy Agency e la Energy Information Administration a parlare di una bomba di surplus di petrolio e a suggerire che se la situazione dovesse continuare, ci sono poche speranze di trovare un equilibrio fra offerta e domanda in futuro. L’International Energy Agency ha voluto poi soffermarsi sull’indebolimento della crescita della domanda: anche in questo caso parlano i numeri. Siamo davanti ad una domanda da 2.3 milioni di barili al giorno del terzo trimestre 2015 a 1,4 mmb/giorno del secondo trimestre 2016. A pesare sui numeri, senza dubbio sono l’India e la Cina, che hanno rallentato di parecchio la domanda. L’offerta globale è cresciuta di circa 1 milione di barili al giorno a luglio, trascinata dalla normalizzazione della produzione canadese - spiega Erasmo Rodriguez, Senior Equity Analyst, Energy and Utilities di Union Bancaire Privée – UBP  -. Ad agosto è calata di solo 0,3 milioni di barili al giorno, ma rimane sostenuta dalla forte produzione dell’Opec.

L’offerta non Opec sta riportando un andamento al ribasso dall’agosto del 2015 e dovrebbe diminuire fino a circa 1 milione di barili al giorno nel 2016 rispetto all’anno precedente. Stati Uniti, Cina e Colombia daranno il contributo maggiore. I nuovi timori sembrano arrivare proprio dalla Cina. E i produttori storici guardano ad un nuovo fenomeno nato qualche anno fa, e cresciuto molto velocemente: i Teapot. Ma di cosa stiamo parlando? I Teapot sono i cosiddetti produttori indipendenti di benzina e gasolio che hanno cominciato a raffinare piccole quantità con distribuzione a livello locale e ora sono organizzazioni sempre più grandi e ambiziose, tanto da assorbire il 15% delle importazioni di petrolio cinese, che da inizio anno hanno superato i 7 milioni di barili. Secondo alcune stime, la capacità di raffinazione dei Teapot è pari a un terzo del totale del paese e ha contribuito in maniera sostanziale a far rialzare le quotazioni di greggio dai minimi a cui erano arrivate. In un primo momento i Teapots acquistavano il petrolio dai colossi cinesi. Ossia dalle compagnie di Stato. Lavoravano in proprio la materia prima e la trasformavano in benzina o gasolio per poi rivenderla ai consumatori. In un secondo momento hanno ottenuto la licenza per importare, divenendo dei player internazionali a tutti gli effetti. Basti pensare che uno dei più grandi, Chambroad, ha concluso un contratto con i Sauditi, ma in breve la nuova categoria di piccoli petrolieri in crescita si è accorta che sarebbe stato più utile consorziarsi per ottenere condizioni migliori

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