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Perché i traders hanno perso il loro “tocco magico”

I traders e i gestori di grossi portafogli non si sono coperti di gloria ultimamente.

La sorpresa più grossa è che il panico seguito alla Brexit non connota positivamente i traders in quanto a lungimiranza e sgretola l’idea sulla loro straordinaria abilità a gestire il rischio, in funzione delle grandi retribuzioni di cui godono.

La sensazione è quindi che qualsiasi successo abbiamo conseguito i traders in questi anni, vada attributo più alle condizioni economiche specifiche che a qualche straordinario talento che alberga nel loro cervello.

Il trading può essere identificato da un insieme di strategie, peraltro abbastanza semplici, consistenti nell’assunzione di posizioni contrarie all’operatività dei lori clienti. Modelli di acquisto e vendita atti a creare una serie di opportunità da sfruttare sulle piccole variazioni di prezzo, che normalmente si verificano in un mercato fortemente partecipato.

I grandi traders che partecipano al mercato, in questo modo, hanno un’alta percentuale di successo, potendo beneficiare di ampia struttura di ordini messa in campo dai loro clienti.

Il trading proprietario, ad esempio, richiede il saper anticipare gli eventi e saperli sfruttare a proprio vantaggio. L’analisi economico-finanziaria e quella quantitativa possono aiutare a identificare le opportunità di guadagno, dando a questa strategie l’etichetta di una scienza sofisticata, in realtà, però, pochi riescono ad avere successo in modo coerente per lunghi periodi.

Quando le condizioni economiche sono stabili, gli operatori possono ricorrere al carry trade, cioè l'acquisto di uno strumento ad alto rendimento, finanziato con la vendita di uno strumento a basso rendimento.  Gli operatori possono anche vendere opzioni incassando il premio, partendo dal presupposto che non dovranno mai tirare fuori i soldi per il riacquisto dei titoli sottostanti.

Durante i periodi più volatili, gli operatori possono usufruire anche dell’opportunità costituita dalla mean reversion, cioè da periodi in cui la deviazione standard è per lunghi periodo sopra la propria media storica. Se uno shock esterno, del tipo Brexit, spinge fortemente il trend di mercato oltre la media storica della volatilità, il mercato prima o poi ritornerà sui fisiologici livelli di deviazione standard.

Purtroppo, per una serie di ragioni, queste strategia non sempre funzionano, impedendo ai traders di ottenere facili ritorni economici.

Per prima cosa, l'ambiente di trading è cambiato. La bassa crescita e le contratte condizioni economiche fanno sì che i volumi dei clienti non siano uniformi.

Allo stesso tempo, le politiche monetarie non ortodosse come il quantitative easing e i tassi di interesse a zero, quando non addirittura negativi, stanno influenzando i valori molto più pesantemente rispetto al passato. Massicci acquisti delle banche centrali di attività finanziarie e valute, stanno forzando i prezzi,  distorcendo i rapporti di rischio-rendimento. Come conseguenza i bassi tassi di interesse stanno puntellando i prezzi degli immobili. Così i capitali in fuga dai rendimenti bassi o negativi nelle economie avanzate, hanno inondato di liquidità i mercati emergenti, gonfiandone il valore.

A questo punto è sempre più difficile scoprire nuove strategie che non siano già state sfruttate da altri. Di fronte a limitate opportunità, gli investitori si concentrano tutti sulle stesse soluzioni, limitando di fatto i loro profitti potenziali. Questo porta ad un affollamento di traders che hanno costruito tutti portafogli identici, incapaci quindi di adeguarsi quando le condizioni cambiano, perdendo rovinosamente.

La paura che sembra aver immobilizzato i traders a seguito di Brexit è un segno di quanto sia molto più difficile il loro lavoro, ma evidenzia anche un problema più importante, cioè che le dinamiche dei prezzi e i meccanismi per valutare se questi siamo sotto o sopravvalutati sono distorte e forse anche in modo permanente.

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a cura della redazione Volcharts.com

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