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Oro: il destino è sui 1700 dollari l’oncia?

Proviamo a dare un’occhiata all’andamento delle quotazioni dell’oro. Il metallo prezioso si appresta a chiudere il mese di agosto registrando uno scottante -2% rispetto ai livelli di fine luglio.

a cura della redazione Volcharts.com

E’ importante, comunque, segnalare che da inizio anno, l’oro ha registrato una crescita del 25%, mentre il primo semestre del 2016, in assoluto, è stato il migliore degli ultimi 40 anni.
Nelle ultime sedute si è potuto notare un indebolimento dell’oro sui principali mercati, condizionato dall’attesa del rialzo dei tassi Usa, che in quest’ultimo periodo sta rafforzando il dollaro, a discapito delle materie prime scambiate con il biglietto verde. Sul fronte della domanda, dobbiamo necessariamente segnalare un crollo degli acquisti da parte delle principali banche centrali, che ad oggi possiedono ancora qualcosa come 32.900 tonnellate di oro tra le loro riserve. Nel secondo trimestre 2016, hanno comprato su base annua il 40% in meno del metallo, scendendo al livello più basso dal 2011. Meno di 80 tonnellate sono stati gli acquisti netti, contro le quasi 130 dello stesso periodo del 2015.

Allo stato attuale, quindi, le banche hanno rappresentato solo il 9% della domanda globale di oro, contro il 13% dello scorso anno. Alla base di questo trend negativo potrebbe esservi il calo delle riserve valutarie (-8% dal picco del 2014), conseguenza della crisi del commercio mondiale, quest’ultimo sceso ai livelli più bassi dal 2010. Nell’intero 2016, gli acquisti sovrani potrebbero arrivare a 550 tonnellate, ma è necessario considerare che dal 1989 e per 19 anni consecutivi, le banche centrali sono state venditrici nette di oro. Sembrano essere tornate all’acquisto, in coincidenza con il boom delle quotazioni, in parte alimentato proprio dalla domanda degli istituti, specie quelli asiatici.

Chi sembra aver puntato completamente sull’oro è la Russia. Dal 2005 ad oggi Mosca ha quadruplicato le sue riserve di oro, portandole ai massimi da almeno gli ultimi 23 anni. Anche Pechino ha deciso di scommettere sul metallo giallo, e sembra voler puntare a diventarne la prima detentrice sovrana, scavalcando la Federal Reserve, che detiene oltre 8.000 tonnellate. Deutsche Bank ritiene, comunque, che l’oro possa arrivare a costare 1.700 dollari l’oncia. Questa soglia sarebbe il risultato di calcoli e non di una previsione vera e propria. Michael Hsuel e Grant Sporre, due analisti della banca tedesca, hanno messo in evidenza come il prezzo del metallo tenda a crescere storicamente in linea con il tasso di espansione dei bilanci delle banche centrali. Un eccesso di offerta che metterà a dura prova i prezzi: è quello che ci si aspetta, invece, per il rame. I dati sulle scorte di rame al London Metal Exchange (Lme) hanno messo in evidenza un incremento di circa 60.950 tonnellate (+29%) rispetto all'anno precedente. Le scorte si sono così portate ai massimi da ottobre 2015. L'entità del rialzo settimanale è stato il maggiore da giugno come percentuale e dal 2009 come tonnellaggio, segnando il maggior incremento da più di sette anni, dal gennaio 2009. Le riserve sono cresciute sulla scia di un indebolimento dell'import del metallo da parte della Cina, che a luglio ha tagliato gli acquisti di rame portandoli ai minimi da 17 mesi.

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