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Mercati emergenti: prevale l'ottimismo

Dove possiamo guardare per poter investire che non sia sempre e soltanto la cara e vecchia Europa? Ci sono altri paesi dove è possibile puntare il nostro cannocchiale? Sembrerebbe di sì, almeno stando a quanto affermano i principali professionisti del settore. Il sentiment relativo ai paesi emergenti è generalmente ottimista.

a cura della redazione Volcharts.com

Al contrario, invece, di quanto accadeva lo scorso anno, quando prevalevano i timori circa l’impatto di prezzi delle commodity in calo, valute deboli e probabile inasprimento dei tassi da parte della Fed. Quest’anno sembra non ci siano particolari ostacoli per coloro che desiderano investire nelle aree in via di sviluppo. I prezzi delle commodity sono tornati a salire. Il petrolio ha messo a segno un rialzo. Le valute locali hanno riguadagnato terreno rispetto al dollaro USA. E anche se in dicembre è probabile un aumento dei tassi da parte della Fed i mercati scontano già un inasprimento tra 25 e 50pb e il picco del ciclo sarà probabilmente più basso di quanto temessimo un anno fa. Detto questo è importante ricordare che i mercati azionari delle economie emergenti negli ultimi dieci anni sono saliti agli onori della cronaca sia in termini di capitalizzazione sia per numero di emittenti sia per incidenza sul totale complessivo mondiale. Secondo l'ufficio studi di Mediobanca tra la fine del 2005 e settembre di quest'anno la capitalizzazione delle borse delle economie emergenti è passata da quasi 4 mila miliardi di euro a oltre 12,5 mila miliardi, in crescita del 224%, con un'incidenza sul totale che dall'11,9% di fine 2015 è arrivata al 23,6% al 30 settembre scorso. Simon Lue-Fong, Head of Emerging Debt di Pictet Asset Management, spiega che la riduzione dell’inflazione nei Paesi emergenti, in particolare nell'area delle commodity, è stata fonte di grande ottimismo poiché offre alle banche centrali maggiori opportunità di allentare la politica monetaria. Lo scorso anno le autorità monetarie dovevano fare i conti con l’aumento dell’inflazione e la svalutazione delle divise, un circolo vizioso che le costringeva ad alzare i tassi nonostante il rallentamento congiunturale. Da allora, si è verificata una svolta nel ciclo economico. Le valute si sono apprezzate e l’inflazione è diminuita consentendo alle banche di tagliare i tassi e stimolare la crescita.

Senza dubbio una delle aree geografiche di maggior appeal è l’America Latina. Simon Lue-Fong ritiene che questo sia dovuto al fatto che nei Paesi della regione si assiste al passaggio da figure carismatiche e populiste di sinistra a una politica di centro o centro-destra orientata al mercato e all’integrità sul fronte economico.  L’Argentina ha aperto la strada con la presidenza di Mauricio Macri. Anche dal Brasile giungono segnali incoraggianti: Michel Temer ha lanciato un pacchetto di riforme che include l’austerità fiscale. Anche gli elettori di Perù e Bolivia hanno optato per una svolta rispetto alle politiche socialiste di vecchio stampo. Il Venezuela rappresenta ovviamente un’eccezione ma anche in quel caso è probabile che l’opinione pubblica si opporrà all’attuale amministrazione. Una normalizzazione renderebbe il Venezuela molto simile all’Argentina.

La Cina non è più al centro dell’attenzione – spiega Simon Lue-Fong -. Lo scorso anno si temeva che il governo di Pechino potesse scatenare un hard landing e un crollo del renminbi nel tentativo di ribilanciare l’economia favorendo una crescita meno dipendente dagli investimenti e di risolvere il problema dell’indebitamento del settore privato. Gli investitori avevano quindi iniziato a sottopesare la Cina. Tuttavia, le autorità locali sono state costrette a fare marcia indietro a causa del deterioramento della crescita e di nuovi inaspettati problemi. Le società statali in fallimento sono state fuse con altre più solide, e nonostante la recente flessione del renminbi, l’economia si è stabilizzata. Da tenere in forte considerazione, comunque, per i paesi emergenti è l’inflazione. Nelle economie sviluppate si parla sempre più di stimoli all’economia tramite interventi in ambito fiscale; per contro, nelle aree emergenti le autorità continuano a optare per misure ortodosse e per una politica fiscale rigorosa. Idealmente tale linea dovrebbe coincidere con una politica monetaria moderata e una valuta forte. Tuttavia, nei Paesi in via di sviluppo il ciclo inflazionistico è tornato ai minimi del 2008 e si teme un graduale aumento dell’inflazione che causerebbe un nuovo indebolimento delle divise e il ritorno all’inasprimento monetario. In altre parole, un nuovo circolo vizioso – spiega Simon Lue-Fong -. Ma quante probabilità ci sono che l’inflazione torni a crescere? Gli effetti base saranno certamente un fattore importante. Nei prossimi mesi verranno meno alcuni fattori positivi che avevano portato a un calo dell’inflazione a/a. Al contempo, l’aumento dei prezzi delle commodity inizierà a influire sui prezzi di vendita al dettaglio. Non si prevedono variazioni significative dell’inflazione, ma è bene tenere la situazione sotto controllo.

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