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Europa: il puzzle del Pil.

L’Europa continua a rimanere un puzzle, dai mille pezzi, che si compongono solo sulla cartina geografica

a cura della redazione Volcharts.com

Soprattutto quando si inizia a fare un tour dell’andamento del Pil delle principali economie del Vecchio Continente.
Iniziamo dalla Gran Bretagna, reduce dal recente referendum per la permanenza nell’Unione Europea. Qui è stata confermata la crescita dello 0,6% del Pil britannico nel secondo trimestre. L'Istituto Federale di Statistica di Wiesbaden, riferisce, invece, che il Pil della Germania è cresciuto nel secondo trimestre dell'anno dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.

A spingere la crescita è stato soprattutto il commercio con un contributo al Pil di 0,6 punti percentuali. Le esportazioni nel periodo aprile-giugno sono salite dell'1,2% mentre le importazioni sono calate dello 0,1%. Il Governo francese ha deciso di confermare le stime di un pil in crescita dell'1,5% nel 2016 e nel 2017. Ad affermarlo è il premier francese, Manuel Valls, che afferma: “siamo su questo obiettivo di 1,5% per il 2016 ma anche per il 2017. Serve una crescita nel terzo e nel quarto trimestre e abbiamo il sentimento che ci sarà".

Il calo della disoccupazione a luglio in un certo qual modo lo dimostra. In Italia, invece, ci stiamo dirigendo verso una revisione al rialzo della stima sul pil del secondo trimestre rispetto al trimestre precedente. Il dato definitivo atteso dall'Istat venerdì dovrebbe infatti migliorare la stima di crescita pari a 0%, dunque piatta, diffusa il 12 agosto scorso (su base annua l'istituto di statistica ha previsto +0,7%). A far ben sperare il Tesoro sono i dati sul fatturato del settore dei servizi. "Il dato sul fatturato dei servizi nel secondo trimestre dell’anno, diffuso dall’Istat, è incoraggiante e promette per lo stesso periodo una crescita economica di segno positivo, non una crescita zero" spiegano fonti del Mef, senza sbilanciarsi sull'entità della revisione ma rimandando al 2 settembre quando con la diffusione dei dati economici trimestrali l'Istat renderà noto il dato definitivo sul pil del secondo trimestre.

Nel mese di agosto 2016, secondo le stime preliminari dell’Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e una diminuzione dello 0,1% su base annua facendo registrare lo stesso tasso tendenziale di luglio. La prosecuzione della fase deflazionistica è la sintesi di dinamiche di prezzo di segno opposto che si compensano. Se da una parte, infatti, si attenua il calo tendenziale dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-7,0%, da -8,0% di luglio) e accelera la crescita di quelli degli Alimentari non lavorati (+2,4%, era +1,5% il mese precedente), dall'altra i prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni registrano un'inversione di tendenza (-1,4%, era +0,4% di luglio) e si azzera la crescita di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (era +0,7% il mese precedente). Il calo dei prezzi dei Beni energetici (-6,5% rispetto ad agosto 2015), sebbene lievemente meno ampio di quello registrato a luglio (-7,0%), continua a spiegare la diminuzione dei prezzi al consumo su base annua, che, seppur contenuta, persiste. Al netto di questi beni l'inflazione è positiva e stabilmente pari a +0,6%. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici l'"inflazione di fondo" scende a +0,4% (da +0,6% di luglio). L'inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a zero (era -0,1% a luglio).

Per l’Italia sicuramente non ci sono notizie positive sotto il profilo del lavoro. "E' difficile pensare che si possa osservare un'ulteriore accelerazione dell'occupazione nei mesi a venire, non solo perché si sta gradualmente esaurendo l'effetto degli incentivi fiscali alle assunzioni ma soprattutto perché restiamo in un contesto di bassa crescita", avverte però Paolo Pizzoli, economista di Ing. "I dati di lungo periodo sull'anno sono positivi. C'è stata una battuta d'arresto, qualunque sia il dato congiunturale il lavoro da fare sull'occupazione rimane enorme e noi ne siamo assolutamente consapevoli", ha commentato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. A luglio la stima degli occupati redatta dall’Istat cala dello 0,3% rispetto al mese di giugno (-63 mila), interrompendo la tendenza positiva registrata nei quattro mesi precedenti (+0,4% a marzo, +0,5% ad aprile, +0,2% a maggio e giugno). Il calo è attribuibile sia agli uomini sia in misura maggiore alle donne e riguarda gli indipendenti (-68 mila), mentre restano sostanzialmente invariati i dipendenti. Gli occupati calano nelle classi di età fino a 49 anni mentre aumentano tra gli over 50.

Il tasso di occupazione, pari al 57,3%, diminuisce di 0,1 punti percentuali sul mese precedente. I movimenti mensili dell'occupazione determinano complessivamente nel periodo maggio-luglio 2016 un consistente aumento degli occupati (+0,7%, pari a 157 mila unità) rispetto al trimestre precedente, con segnali di crescita diffusi sia per genere sia per posizione professionale e carattere dell'occupazione. La stima mensile dei disoccupati a luglio cala dell'1,3% (-39 mila), dopo l'aumento registrato a giugno (+1,3%). Il calo interessa sia gli uomini (-1,4%) sia le donne (-1,2%) e tutte le classi di età eccetto i 15-24enni (+23 mila) e i 25-34enni (+38 mila). Il tasso di disoccupazione scende complessivamente all'11,4%, in calo di 0,1 punti percentuali su giugno.

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