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L’anno d’oro del mercato valutario.

Dall’inizio dell’anno chiunque abbia scelto il mercato valutario per investire risorse ha avuto modo di trarne profitto.

a cura della redazione Volcharts.com

Per la seconda volta negli ultimi dieci anni, le tre principali strategie con cui gli operatori approcciano il mercato valutario, stanno tutte producendo rendimenti positivi. Una di queste è il carry trade, strategia secondo la quale gli investitori si indebitano attingendo nel gruppo delle 10 valute con tassi di interesse bassi, per poi utilizzare il ricavato per acquistare asset con rendimenti più elevati.

Dal 2012, l’anno in corso sarebbe quello nel quale gli utili sarebbero i più consistenti, come monitorato dall’indice Deutsche. Anche i trader che comprano divise sottovalutate e vendono quelle ritenute più care stanno facendo molti soldi. Questa sarebbe la cosiddetta strategia del “cambio corretto”, e sarebbe divenuta di gran lunga la più praticata, specialmente dopo le mosse delle Banche Centrali che alla ricerca di stimoli monetari filo inflattivi, hanno schiacciato i tassi di interesse sui più bassi livelli di sempre. Gli operatori stanno rivedendo i loro approcci per questa particolare strategia proprio di recente, dopo che il presidente della FED, Janet Yellen, lo scorso 26 agosto ha potenziato le probabilità di un rialzo dei tassi Usa entro breve tempo, contrariamente alle Banche Centrali di Europa e Asia che spingono per nuovi stimoli.

Mentre il carry trade attuato sui mercati emergenti è scivolato questo mese di un paio di punti percentuali, l’indice Deutsche Bank, che si concentra sulle valute del G-10, ha guadagnato il 5,8% dall’inizio dell’anno. Gli investitori globali hanno accumulato grosse quantità di dollari australiani e neozelandesi, attirati dai differenziali di rendimento ancora positivi rispetto ai titoli denominati in Yen, Euro o Dollari americani. Sempre secondo l’indice messo a punto da Deutsche Bank, lo yen sarebbe sottovalutato del 14% e andrebbe contro lo scenario delineato dall’OCSE, che invece vede una sostanziale parità del potere di acquisto tra lo Yen e le valute europee e Usa, dopo il guadagno del 18% espresso nel 2015 dalla valuta nipponica.
Per farla breve, il più grande squilibrio nella politica delle Banche Centrali è che queste, rendendo esplicito che i movimenti di valuta sono parte della loro funzione di regolatori della politica monetaria, incoraggiano gli investitori a cercare rendimenti senza preoccuparsi di eventuali sopravalutazioni, generate fisiologicamente dalle pressioni su talune aree valutarie a scapito di altre.  

Da qui i rischi per una bolla valutaria dai risvolti inquietanti, ma difficilmente misurabile. Per cui…. tutti dentro.

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