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Italia Vs Europa: chi vince e chi perde

Secondo un recente rapporto dell’Eurostat, sono circa 145 mila, pari al 9,2% del totale, le imprese europee in forte crescita dal punto di vista dei posti di lavoro. Si tratta soprattutto di imprese del settore dei servizi, in particolare nel campo dell'informazione e comunicazione.

a cura della redazione Volcharts.com

L’analisi di Eurostat si riferisce alle imprese con almeno 10 dipendenti e che hanno aumentato di almeno il 10% all'anno per tre anni il loro organico. Nel 2014, quelle che hanno soddisfatto tale criterio davano lavoro a oltre 12 milioni di persone. In Italia, il dato è sotto la media: le imprese italiane che corrispondono al criterio sono infatti 10.655, per 722.563 dipendenti, e soprattutto nel settore delle attività di servizi amministrativi (10,8%) seguite da quelle di informazione e comunicazione (10,7%) e da quelle che si occupano di purificazione e trattamento di acque reflue e rifiuti (9,9%). Come spiega Eurostat, si tratta di imprese che svolgono un ruolo importante contribuendo alla crescita e alla creazione di posti di lavoro.

In vent'anni il peso dell'industria in Italia, costruzioni escluse, è passato dal 23,9% al 18,8% del Pil. Un trend in linea con la media dell'Ue, passata dal 23,3% al 19,3%, e con l'andamento di quasi tutti i Paesi. Con un'eccezione: la Germania ha mantenuto tutto il suo peso industriale. Qui il calo è stato quasi nullo: dal 26,1% al 25,9%. Più forte invece ad esempio la deindustrializzazione della Francia, passata dal 19,2% al 14,1%. L’Eurostat traccia anche i dati dal 1995 al 2005.
In Europa, nonostante il declino dell'industria, il settore impiega ancora il 15% della forza lavoro, contro il 20,9% di vent'anni fa. In Italia nel 2015 erano il 22,5% gli addetti all'industria. Oggi sono il 16,9%. Nel 2015, circa la metà degli impieghi nell'Unione europea si concentrano in due queste attività economiche: commercio, trasporti, ospitalità e ristoranti (24,6%) e amministrazione pubblica, difesa, insegnamento, sanità e sociale (23,6%).

Eurostat ha anche pubblicato la stima preliminare sul PIL dell’Eurozona, segnalando che l’area della moneta unica ha mantenuto un ritmo di crescita stabile. Il PIL è cresciuto infatti dello 0,3% nel terzo trimestre, in maniera invariata rispetto ai tre mesi precedenti e in linea con le attese del consensus. Finora, solo Francia e Spagna hanno pubblicato i dati preliminari disaggregati, segnalando la prima un’espansione inferiore alle attese, pari a +0,2%, la seconda un ritmo stabile e robusto, a +0,7%. Inoltre, Eurostat ha pubblicato i dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona, registrando una lieve accelerazione dallo 0,4% a/a di settembre allo 0,5% a/a di ottobre.

L’inflazione core, quella cioè che esclude i prezzi di energia, cibo, alcol e tabacco, resta stabile allo 0,8% a/a. Azad Zangana, Senior European Economist & Strategist di Schroders, ritiene che nel complesso, i dati pubblicati siano in linea con le attese e con i segnali provenienti dalle indagini sulle imprese. E tuttavia, questi ultimi di recente hanno mostrato una ripresa dell’attività economica, cosa che suggerisce come la crescita potrebbe accelerare nell’ultima parte dell’anno. Intanto, anche l’inflazione dovrebbe aumentare, in gran parte a causa del fatto che l’impatto derivante dai più bassi prezzi energetici via via viene meno nella comparazione su base annuale. L’inflazione dell’Eurozona potrebbe salire fino al 2% entro la fine del primo trimestre del 2017, ponendo potenzialmente un problema per la Banca centrale europea, ferma nel voler mantenere in vita gli stimoli.

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