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Il post Brexit sarà un successo? Alla Svizzera è andata bene

Quale sarà il futuro della Gran Bretagna nel post Brexit? Al momento tutti i catastrofisti sembrano essere stati smentiti.

a cura della redazione Volcharts.com

Ma come procederà il cammino del Regno Unito? Ovviamente ci addentriamo nelle ipotesi. Ma un esempio di quello che potrebbe accadere lo abbiamo non molto lontano da noi, ossia in Svizzera: un paese che è stato in grado di negoziare con l’Unione europea e si è incamminato nella strada della prosperità economica. Ricordiamo che nel 1992 i cittadini della Confederazione elvetica votarono contro l’ingresso nello Spazio economico europeo. Da quella data al 2004 la Svizzera è risalita di sette posizioni nella classifica globale della competitività del World Economic Forum, fino a raggiungere il primo posto.
Il paese ha saputo contare su un modello di regolamentazione poco oneroso ed ha dato enfasi alla competenza: in questo modo la Svizzera è stata in grado di attrarre aziende di tutti i tipi, dalle multinazionali alle start-up. Facciamo un ulteriore esempio: nel 2015 dalla Svizzera sono state presentate più domande di brevetti pro capite di qualsiasi altro paese al mondo e supera l’UE in termini di adattabilità della forza lavoro. La porta della risalita e della crescita economica è stata lastricata da scelte non facili, però.

La Svizzera ha dovuto aprire le porte ai lavoratori stranieri. In questo modo è stata in grado di accedere al mercato unico e a registrare una forte crescita. Anche se dal punto di vista britannico le scelte economiche svizzere potranno sembrare dettate dall’austerità: i dati OCSE riferiscono che dal 2006 al 2014 la Svizzera ha registrato un surplus di bilancio medio pari allo 0,5% del PIL, rispetto al disavanzo medio del 6,5% del PIL del Regno Unito. Ma a questo punto, come si deve interpretare la decisione del Giappone di mettere in guardia la Gran Bretagna? Tokyo teme, infatti, gli impatti che la brexit potrebbe causare alle proprie imprese che operano in territorio britannico. Il Giappone avrebbe chiesto che il Regno Unito negozi un accordo con Bruxelles che la lasci all'interno del sistema doganale europeo e che non venga interrotta la libera circolazione del lavoro tra Unione europea e Gran Bretagna. Il primo ministro britannico, Theresa May difficilmente si piegherà alle richieste giapponesi.

Il timore che sta circolando in queste ore dalle parti di Downing Street è che la sortita giapponese altro non sia che un tattica concertata a livello internazionale e che l'esempio di Tokyo venga seguito presto da altre superpotenze economiche. Come ad esempio, la Cina, notoriamente assai poco prodiga di cineserie quando in bilico si trovino i propri interessi economici e commerciali. Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker ha comunque ricordato che la negoziazione di accordi di libero scambio è di competenze di Bruxelles: "Non mi piace l'idea che dei paesi membri della Ue, compresi quelli che ne fanno ancora parte, negozino degli accordi commerciali. Si tratta di una competenza esclusiva" ha detto Juncker riferendosi alle intenzioni del governo britannico di avviare trattative informali per accordi commerciali bilaterali.

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