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Il drenaggio della liquidità toglie sostegno alle azioni

In ottobre l’attenzione degli investitori è stata calamitata da un netto aumento dei rendimenti obbligazionari. Sicuramente l’entità del rialzo avrà fatto pensare a una possibile inversione della lunga fase di rally del reddito fisso, un’eventualità che inizia a gravare sulle prospettive dei mercati finanziari.

a cura della redazione Volcharts.com

Pictet Asset Management Limited mette in evidenza che nel corso del mese le piazze obbligazionarie globali misurate dall’indice Barclays Global Aggregate hanno perso oltre il 3% in USD, con punte del -10% per i titoli sovrani del Regno Unito, in parte anche a causa della robustezza del dollaro. In valuta locale, il reddito fisso ha ceduto l’1,5% circa a livello mondiale, mentre i gilt britannici sono arretrati del 4% circa. Tale flessione è attribuibile ai timori di un prossimo giro di vite delle banche centrali dettato dalla stabilità della crescita economica e dall’aumento dell’inflazione. Il rendimento dei tassi breakeven statunitensi a 5 anni (misura delle attese inflazionistiche a lungo termine degli investitori) è salito all’1,9%, il livello più elevato da fine 2015.L’aumento delle pressioni sui prezzi si deve a più fattori: dai semplici effetti base (i dati favorevoli per i confronti anno su anno escono dal range delle statistiche considerate) a elementi più determinanti. Anzitutto, la ripresa dei prezzi delle commodity dopo il crollo di inizio anno è iniziata a filtrare nei consumi.

Il petrolio è tornato oltre USD 50/barile dai minimi di meno di USD 30/barile, conseguendo un aumento di oltre un quinto rispetto ai primi mesi dell’anno, mentre i prezzi delle materie prime nel complesso registrano un rialzo superiore al 7%.

Nel Regno Unito, le preoccupazioni riguardanti l’inflazione sono state amplificate dalla brusca flessione della sterlina alimentata dalla recente incertezza sugli accordi post-Brexit che il governo riuscirà a concordare con l’Unione Europea – spiega Pictet Asset Management Limited -. A livello mensile la valuta britannica ha ceduto più del 5% contro il dollaro, raggiungendo quindi una perdita annua del 17% circa. Ma il primo motore delle attese inflazionistiche sembra essere la probabile chiusura dell’output gap degli Stati Uniti. Le richieste settimanali di indennità di disoccupazione sono scese ai minimi dei primi anni ‘70 e ci sono tutti i presupposti per un aumento delle pressioni salariali. Le probabilità di un rialzo dei tassi in dicembre da parte della Federal Reserve sono salite oltre il 70% e si attendono due interventi analoghi nel 2017. Sinora, i mercati azionari hanno reagito all’evoluzione delle piazze obbligazionarie con sorprendente compostezza. Nel corso del mese l’azionario globale ha conseguito performance sostanzialmente piatte in valuta locale, ma con una maggiore dispersione a livello settoriale. Le aree cicliche hanno avuto la meglio: energia, materiali e finanza hanno guadagnato terreno in valuta locale, mentre i beni voluttuari hanno registrato una lieve perdita. Le performance peggiori hanno invece riguardato le aree difensive, solitamente più correlate con i mercati obbligazionari, ivi compresi beni di prima necessità e sanità.

Il ritorno dei bond vigilantes?

Nel corso del mese si è osservato un progresso delle condizioni macroeconomiche in diversi Paesi sviluppati – spiegano da Pictet Asset Management Limited -. L’azionario è stato sostenuto dalla risalita dell’inflazione negli Stati Uniti e in altre economie avanzate. Tale contesto favorisce la crescita del PIL nominale, che a sua volta contribuisce a mettere fine alla recessione degli utili aziendali dell’ultimo anno.

Tuttavia, siccome le autorità rispondono all’aumento dei prezzi con la riduzione o l’eliminazione degli imponenti stimoli monetari che hanno gonfiato le valutazioni di azioni e obbligazioni negli ultimi anni, le piazze finanziarie potrebbero dover presto fare i conti con una lenta ma costante diminuzione della liquidità immessa dalle banche centrali.

I Paesi emergenti hanno accumulato un leggero ritardo, legato alla scarsità degli scambi globali, mentre la crescita nelle aree sviluppate si conferma molto più robusta rispetto a inizio anno Sebbene in diverse economie il settore manifatturiero continui a risentire della prolungata mancanza di investimenti tecnici, Pictet Asset Management Limited ha notato qualche progresso, soprattutto in Giappone e nell’area euro.

In generale Pictet Asset Management Limited prevede tuttora un rafforzamento della spesa al consumo e del mercato residenziale in linea con l’aumento dell’occupazione e la crescita salariale a fronte di un incremento molto graduale dell’inflazione. L’economia nipponica mostra uno slancio positivo: l’indicatore anticipatore punta verso l’alto e vi sono buone prospettive sia per la produzione industriale che per i consumi. Tuttavia, prima di guardare al Giappone con maggiore ottimismo, è necessario attendere che il parlamento approvi l’ultimo programma di stimolo fiscale, che prevede lo stanziamento di JPY 28.000 miliardi in cinque anni e potrebbe aumentare il PIL annuale dello 0,3%. Alla luce del graduale miglioramento del contesto macroeconomico degli Stati Uniti, dove i salari nominali sono saliti di un buon 3,6% annuo, Pictet Asset Management Limited prevede un rialzo dei tassi di 25 punti base in dicembre, seguito da altri due ritocchi nel 2017. Nell’area euro, la trasmissione del credito va lentamente migliorando anche se con profonde differenze intraregionali. I finanziamenti alle società non bancarie restano modesti, ma la debolezza dell’euro e i recenti progressi degli indicatori della fiducia delle aziende (attualmente ai massimi da aprile 2014) lasciano presagire una maggiore crescita nei prossimi trimestri. L’economia cinese evidenzia un’accelerazione da inizio anno. La spesa fiscale e l’aumento degli utili industriali incoraggiano le imprese a investire in immobilizzazioni, mentre il forte rialzo dei prezzi immobiliari potrebbe favorire il settore delle costruzioni.

Ma se il contesto macroeconomico è positivo, la diminuzione della liquidità preoccupa gli investitori. In Giappone già si vedono gli effetti di una stretta monetaria indiretta, dopo che la banca centrale ha deciso di abbandonare l’obiettivo della quantità di asset acquistati per puntare sul controllo della curva dei rendimenti. Al contempo, la riforma del mercato monetario statunitense ha provocato un rialzo dei tassi Libor. Dai nostri indicatori emerge che negli Stati Uniti il graduale ritiro della liquidità proseguirà sino a fine anno, con conseguenze non solo sui mercati locali ma anche sui Paesi che si finanziano in dollari.

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