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Draghi lascia i tassi fermi. E adesso?

Mario Draghi ha deluso i mercati? Forse. Ma vediamo cosa è successo. Il presidente della Bce ha deciso di lasciare fermi i tassi, e spiega che a Francoforte non hanno discusso dell'estensione del programma di acquisti (Qe). Il consiglio dei governatori della Bce ha dato incarico ai comitati di valutare le opzioni per assicurare una corretta attuazione del programma di acquisto.

a cura della redazione Volcharts.com

Draghi ha poi aggiunto che le indagini mostrano come il credito stia raggiungendo le imprese non finanziarie e la politica della Banca Centrale sia stata molto effettiva. Ma non basta. Stando a quanto rilevato dalla Bce, il credito starebbe crescendo costantemente dal 2014 e la trasmissione della politica monetaria non ha mai funzionato meglio di oggi. Il Direttorio della Bce ha ricevuto le nuove stime dello staff di economisti di Francoforte, che rivedono leggermente al ribasso - come ha specificato lo stesso Draghi - le precedenti stime.

La ripresa dell'economia europea proseguirà a un ritmo moderato ma stabile e l'inflazione risalirà gradualmente nei prossimi mesi, ha spiegato il governatore, rimarcando che le misure adottate dalla Bce hanno avuto un impatto positivo sulle condizioni del credito. Per quanto riguarda le stime di inflazione, c'è stata una piccola limatura all'1,2% per il 2017, mentre sono rimasti invariati il 2016 e 2018. Per le stime sul Pil, la Bce stima un +1,7% nel 2016, e un +1,6% nel 2017 e nel 2018: gli economisti hanno alzato di 0,1 punti la previsione per quest'anno, limando della stessa quantità la previsione per il prossimo. "Se giustificato, agiremo utilizzando tutti gli strumenti disponibili, nell'ambito del nostro mandato.
Nel frattempo - ha annunciato Draghi - il Consiglio ha dato mandato ai comitati competenti di valutare le opzioni che assicurino una morbida attuazione del nostro piano di acquisti".

Una formula, quest'ultima, che sembra indicare la necessità di rivedere i parametri di ammissibilità dei titoli acquistabili dalla Bce, in particolare per le emissioni pubbliche. Timothy Graf, Responsabile Macro Strategy di State Street Global Markets EMEA, ritiene che il recente peggioramento dei dati relativi ai sondaggi e all’inflazione non sia ancora abbastanza significativo per spingere la BCE verso un ulteriore allentamento monetario. Mentre non sorprende la mancanza di reazione sulla politica monetaria, dato l’atteggiamento tradizionalmente cauto della BCE, ci aspettavamo qualche parola che preparasse il mercato per un allentamento verso fine anno. Con l’inflazione e le aspettative sull’inflazione ancora al di sotto dell’obiettivo fissato dalla BCE, è improbabile che questo atteggiamento reticente prosegua ancora per molto.

Stephen Yeats, Responsabile del Team Fixed Income Beta EMEA di State Street Global Advisors, ritiene che sebbene alcuni possano criticare la scelta della BCE di non attuare un ulteriore allentamento monetario, riteniamo che ci siano solide motivazioni a favore del restare in attesa. L’Eurozona sembra resistere allo shock della Brexit, mentre il Consiglio Direttivo vuole ovviamente aspettare l’incontro mensile della Federal Reserve. Tuttavia, è probabile che l’ipotesi di eventuali azioni a ottobre e dicembre inizi a prendere piede, soprattutto in merito all’estensione del termine per le acquisizioni di asset, fissato per marzo 2017. Matteo Paganini, Chief Analyst, FXCM Italia, afferma: la politica monetaria della BCE rimane invariata. Tassi fermi, QE senza modifiche e senza aver variato il termine ufficiale di fine del programma (che comunque, come sappiamo, se necessario può essere esteso ad oltranza) e mercati che sono andati, soprattutto sul fronte borse, a mostrare che le aspettative (seppur marginali) che volevano delle modifiche alle manovre di allentamento quantitativo sono state disattese. Fenomeno che ha condotto a vendite dei listini europei senza però che si verificassero dei processi di avversione al rischio.

Dax e S&P500 si sono mossi all’unisono, senza però rompere i supporti di medio periodo, con oro e UsdJpy che non sono andati rispettivamente a salire (bene rifugio) e a scendere (per acquisti di yen, valuta rifugio in caso di risk off). L’unica novità che vogliamo sottolineare è la chiarezza con la quale Draghi ha comunicato come le manovre straordinarie di sostegno all’economia abbiano cominciato a mostrare una reale trasmissione del denaro iniettato nel sistema europeo all’economia reale e come le manovre straordinarie della BCE abbiano aiutato a evitare che scoppiassero nuovi focolai derivanti da fuori area euro. Tutto ciò depone a favore di una rinnovata politica attendista, sempre che i dati macro, da qui a dicembre, non sprofondino. Quasi in contemporanea con l’annuncio Bce sono arrivate le indicazioni del superindice Ocse. Crescita stabile per l'area Ocse, gli Usa, il Giappone e l'Area Euro, compresa la Germania. Ma in Francia la crescita dovrebbe attenuarsi, mentre per l'Italia si va verso un più forte indebolimento nella crescita. A luglio era stata sospesa la diffusione dell’indice per due mesi per capire gli effetti della Brexit. Secondo l’Ocse rimane incertezza sulla natura dell'accordo che il Regno Unito concluderà con l'Ue, la volatilità dei dati emersa nelle settimane immediatamente successive al voto sembra essersi ridotta. L’Ocse aggiunge: posto che questo rimanga così nei prossimi 6 mesi, dagli indicatori emerge che la crescita della Gran Bretagna dovrebbe continuare a rallentare, prima di stabilizzarsi ad un tasso più basso rispetto allo scorso anno.

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