Da-Brexit-a-Break-oute-adesso

Da Brexit a Break out…e adesso?

La storica decisione del Regno Unito di porre fine al suo ultra-quarantennale rapporto  di amore-odio con l'Unione europea, rappresenta un punto di svolta nella storia britannica, che per importanza si pone accanto alle due guerre mondiali del XX° secolo.

Partendo dal presupposto che non si può tornare indietro, o provare rimorsi per il voto espresso, la Gran Bretagna si appresta a convivere con le conseguenze politiche, costituzionali, diplomatiche ed economiche che, almeno così  è ragionevole pensare, si protrarranno per oltre un decennio.

Quindi, cosa succederà adesso?

In tutti questi calcoli, il parlamento britannico non sarà l'unico attore. L'Unione europea, di fronte a forze centrifughe di tale portata, vorrà agire con decisione;  qualcosa che raramente ha fatto.

Dei gruppi di pressione in seno all’Unione possono esigere il rispetto dell’art.50 del trattato di Lisbona, cioè che “uno Stato membro può notificare al Consiglio europeo la sua intenzione di separarsi dall'Unione e un accordo di ritiro sarà negoziato tra l'Unione europea e lo Stato. I trattati cessano di essere applicabili a tale Stato a partire dalla data del contratto o, in mancanza, entro due anni dalla notifica, a meno che lo Stato e il Consiglio europeo siano d'accordo nel prorogare tale termine. L'accordo è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio e stabilisce le modalità per l'uscita, tra cui un quadro di riferimento per future relazioni dello Stato interessato con l'Unione. L'accordo deve essere approvato dal Consiglio, che lo delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo. Se un ex Stato membro cercasse di ricongiungersi con l'Unione europea sarebbe soggetto alle stesse condizioni di qualsiasi altro paese candidato”.

Un secondo gruppo, verosimilmente guidato dai polacchi, vorrà verificare se i termini della trattativa tra l'UE e il Regno Unito possono essere riaperti. Molti funzionari di alto livello dell’Unione Europea sostengono ufficiosamente che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, avrebbe dovuto fare a Cameron più concessioni sulla libera circolazione.

Ma la maggioranza ritiene che non ci sarà rinegoziazione, almeno non nei termini a cui le parti arrivarono lo scorso febbraio, né per quanto riguarda qualsiasi tipo di negoziato sul trattato di Lisbona.

La priorità a questo punto dovrebbe essere quella di evitare che ciò che è stato descritto come la “la corsa agli sportelli dell’UE, per la richiesta di referendum paralleli, proliferi in Olanda, Francia, Polonia e Ungheria, per chiedere la "liberazione dell'Europa". 

Se quest’esigenza dovesse crescere, l'intero progetto UE passerà dalla paralisi alla disintegrazione.

#RegnoUnito #UNIONEEUROPEA #LISBONA #CAMERON #UE

a cura della redazione Volcharts.com

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