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Crolla il prezzo del petrolio. Le attese dell’Opec

Nella sessione di ieri il prezzo del petrolio è crollato. Ma quali sono i fattori che hanno portato a questa drastica riduzione del prezzo del barile? A condizionare le quotazioni, senza dubbio, sembrano essere stati i nuovi dati pubblicati nella giornata di venerdì: negli Stati Uniti è aumentato il numero di impianti di estrazione del petrolio.

a cura della redazione Volcharts.com

I produttori si stanno quindi adattando ad un prezzo del petrolio più economico, spingendo gli investitori a tagliare le posizioni long che puntavano su un ulteriore rialzo delle quotazioni.

Molti osservatori hanno messo in evidenza che il prezzo del greggio sia stato determinato da un aumento dell’attività di estrazione del petrolio negli Stati Uniti. Cosa significa questo? Molto probabilmente molti produttori non sono ancora riusciti a trovare una certa redditività con un prezzo del petrolio ai livelli attuali. Questo significa che l’industria dello shale oil è tornata a pesare al ribasso sul prezzo del petrolio. A questo punto il mercato sembra temere che il superamento dello scoglio a 50 dollari al barile possa allontanarsi sempre di più. Al momento l’industria statunitense del petrolio sembra aver imparato a sfruttare in modo più che efficiente ogni singolo dollaro. Una stima contenuta all’interno del bollettino mensile dell’Opec riferisce che la produzione dei paesi estranei all’Organizzazione (principalmente Usa, Norvegia e Kazakhstan) dovrebbe essere in crescita nel 2017. Il paper diffuso dall’Opec ribalta completamente il quadro dipinto in precedenza dal cartello, che aveva invece previsto per l'anno prossimo un calo dell'output extra Opec pari a 150 mila barili al giorno, laddove si punta ora su un'espansione di 250 mila barili al giorno. Questo è dovuto, riferisce il bollettino, “principalmente a una contrazione minore delle attese del tight oil statunitense e una performance migliore del previsto in Norvegia, così come all'apertura anticipata del giacimento di Kashagan in Kazakhstan”.
Per l’anno in corso, invece, la produzione dei paesi non aderenti all’Opec, dovrebbe registrare una flessione di 610 mila barili al giorno, inferiore a quanto previsto in precedenza. Senza fornire stime sulla produzione dei propri 14 aderenti, il bollettino dell’Opec si attende infine per il 2016 una crescita della domanda di petrolio pari a 1,23 milioni di barili al giorno seguita da un'ulteriore incremento nel 2017. "Il principale fulcro della crescita della domanda l'anno prossimo continuerà ad essere rappresentato da India, Cina e Usa", puntualizza il bollettino. Ricordiamo che i paesi dell'Opec si dovrebbero riunire ad Algeri a fine mese insieme a delegati russi per studiare un congelamento della produzione che risollevi i prezzi dal tracollo degli ultimi due anni. Alla luce del rafforzamento della sintonia tra la Russia e l'Arabia Saudita, leader di fatto dell'Opec, le possibilità di un'intesa dipenderanno dall'atteggiamento dell'Iran, che, reduce dal ritiro delle sanzioni, non intende porre tetti prima di tornare ai livelli produttivi precedenti le restrizioni economiche, livelli che, numeri alla mano, sarebbero già stati raggiunti nei mesi scorsi.

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