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Petrolio: la domanda rallenta. E il Venezuela perde clienti.

La crescita della domanda mondiale di petrolio sta rallentando a un ritmo più veloce di quanto inizialmente previsto: è quanto emerge dalI’Oil Market Report redatto dall’Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE). Parlando più strettamente e propriamente di numeri, le stime sulla domanda mondiale di oro nero crescerà nel 2016 di 1,3 milioni di barili al giorno e nel 2017 di 1,2 milioni di barili al giorno. Si tratta di una riduzione rispettivamente di 100.000 e 200.000 barili rispetto alle precedenti stime.

a cura della redazione Volcharts.com

Quali sono le motivazioni che stanno dietro al calo della domanda del petrolio? Nel terzo trimestre sono venute meno le richieste dalla Cina e dall’India, che hanno portato la domanda di petrolio dagli 1,4 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre al minimo da due anni ai 800 mila barili del terzo trimestre. A questo è necessario aggiungere gli inattesi incrementi in Europa che sono scomparsi, mentre c'è stato un tremendo rallentamento negli Usa. L’Aie ha messo poi in evidenza che gli Stati Uniti, un tempo dinamo della crescita dell'offerta non Opec, contano per metà del calo della produzione in quanto gli investimenti tagliati dai produttori indipendenti hanno avuto un impatto quasi immediato. A questo è poi necessario aggiungere che con i prezzi attorno a 50 dollari al barile da più di un anno, gli stimoli potenzialmente legati a un combustibile più economico stanno svanendo. Secondo l'Aie, i dati intensificheranno il dibattito sul congelamento dei livelli di output di greggio che i principali produttori intavoleranno a fine mese ad Algeri. Il mercato petrolifero, molto probabilmente, rimarrà in una situazione di eccesso di offerta almeno fino alla metà del prossimo anno. L’Aie ritiene che si dovrà aspettare un po' più a lungo perché i mercati tornino in equilibrio: la produzione di petrolio globale è in espansione, sebbene lontana dai ritmi frenetici del 2015. Ad agosto l'offerta globale è scesa dello 0,3% a causa del minor contributo dei Paesi non Opec, la cui produzione ricomincerà però a crescere nel 2017. Concorrono a pesare sul greggio anche i dati della scorsa settimana del report di Baker Hughes sui pozzi attivi, mentre l’attesa di un possibile taglio concordato all’offerta OPEC, durante il vertice di fine mese, non riesce a controbilanciare questi elementi negativi. Il Venezuela, nel frattempo, sta perdendo molti dei clienti che sono tra i maggiori consumatori di petrolio straniero per via della mancanza di risorse proprie. Pur avendo le più grandi riserve di idrocarburi al mondo, il governo del presidente Nicolas Maduro non è in grado di contenere il calo della produzione locale e il paese ha accumulato nove anni di ribassi consecutivi nell'estrazione di greggio, secondo l'ultimo rapporto Bp Statistical Review. Un esempio è la Spagna, che nei primi sette mesi dell'anno ha ridotto l'acquisto di greggio dal Venezuela del 63,1 per cento, a 697 mila tonnellate. Tale cifra equivale a un misero 1,8 per cento del totale del greggio importato: solo dieci anni fa, il Venezuela inviava in Spagna oltre quattro milioni di tonnellate di petrolio, pari a una quota delle importazioni spagnole di circa l'8 per cento.

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