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Brexit, oh mia cara Brexit: ma quanto mi costi?

Gli effetti della Brexit si stanno iniziando a far sentire? Sembrerebbe di sì. La più grande banca statale russa, Vtb, ha annunciato di aver deciso di spostare da Londra i suoi quartier generali europei a causa della Brexit.

a cura della redazione Volcharts.com

Herbert Mos, vice presidente e responsabile finanziario della banca, ha comunicato che il board del suo istituto sta considerando una sede alternativa come hub finanziario europeo, tra cui Francoforte, Vienna e Parigi. Una decisione sarà presa entro l'anno. "Avevamo grandi piani per l'ufficio di Londra - spiega al Ft - ma dopo la Brexit li stiamo cancellando per orientarci altrove". Dunque una grande batosta per Londra, che potrebbe iniziare a dover fare i conti con le società che vogliono abbandonare la Gran Bretagna.  Secondo quanto riporta il Times, con la scelta di divorziare da  Bruxelles il paese rischierebbe di perdere qualcosa come 66 miliardi di sterline all’anno (72 miliardi di euro). Stando a quanto riferisce il Times, citando alcuni documenti del Tesoro, la cifra sarebbe stata calcolata stimando il ridotto gettito fiscale per l’agenzia delle entrate britannica.

Nello scenario più catastrofico evocato dal giornale di Londra, il Pil potrebbe subire un drastico calo del 9,5% qualora il Regno Unito, al di fuori del mercato unico, dovesse utilizzare le regole della World Trade Organisation (Wto) per commerciare col continente. Un prelievo fiscale ridotto obbligherebbe il Governo ad un taglio della spesa pubblica o al rialzo delle tasse. Se Atene piange, Sparta non ride. Senza dubbio è importante anche vedere cosa accade dall’altra parte della Manica. Ossia in Europa. C’è chi considera la Brexit, se non come l’inizio della fine dell’Eurozona, quanto meno un moltiplicatore di probabilità che ciò possa accadare. L’amministratore delegato della banca d’affari JP Morgan, Jamie Dimon, ha affermato chiaramente che il voto inglese ha aumentato di 5 volte la possibilità che l’euro collassi a breve. Dimon ritiene che la Brexit abbia reso le possibilità che l’Eurozona non sopravviva nei prossimi dieci anni cinque volte più alte. Senza dubbio la Brexit alimenterà incertezza nel Regno Unito, ma non sarà una catastrofe economica e commerciale come alcuni temono: “ridurrà il Pil britannico ma non sarà un disastro. Creerà anni di incertezza, ma anche questo non è un disastro”.

Al contrario, per l’euro rischia invece di esserlo. Londra dovrà far scattare l’articolo 50 a marzo del 2017: si interromperanno, a quel punto, i rapporti commerciali diretti tra Gran Bretagna e l’Europa e il Regno Unito darà la priorità ai controlli degli immigrati, contrariamente a una visione “più aperta” che vede il mantenimento di legami economici e commerciali ancora stretti con l’Ue, in cambio delle concessioni sulla libera circolazione delle persone. A voler screditare l’ipotesi si Dimon, arriva, comunque, un annuncio del Governo Britannico, che afferma che gli studenti dell'Unione europea che faranno domanda per frequentare le università britanniche nell'anno accademico 2017-2018 avranno accesso a prestiti universitari e borse di studio per tutta la durata del corso. "Tale decisione - si legge in un comunicato dell'ambasciata britannica a Roma - permetterà alle università di avere la certezza dei fondi a loro disposizione, oltre ad assicurare ai futuri studenti, interessati a studiare presso una delle università britanniche, che i termini e le condizioni di eventuali sovvenzioni non cambieranno in caso di uscita del Regno Unito dall'Ue. La stessa garanzia verrà data agli studenti dei corsi post-laurea". Il sottosegretario all'Università, Jo Johnson, ha riconosciuto da parte sua che "gli studenti internazionali forniscono un importante contributo" al sistema universitario britannico.

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