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Bayer e Monsanto: nasce il colosso dell’agricoltura

Bayer e Monsanto si sposano. E’ quanto riferisce la stampa internazionale, secondo la quale il colosso tedesco ha portato la propria offerta a 128 dollari ad azione dai precedenti 127,50 dollari. Ma non solo: nel caso in cui l’Antitrust bocciasse l’operazione, la commissione da pagare è diventata di 2 miliardi.

a cura della redazione Volcharts.com

L’acquisto si dovrebbe concludere entro la fine del 2017. Si tratta di un premio del 44 per cento rispetto alla chiusura in Borsa di Monsanto il 9 maggio scorso, recita un comunicato, alla vigilia delle prima proposta scritta avanzata da Bayer, comunque al di sotto dell'obiettivo dei 130 dollari cui puntava Monsanto. La transazione ha ricevuto il via libera unanime dai consigli di amministrazione di entrambe le società. Nascerà così un colosso globale di chimica, agricoltura e biotecnologie. Bayer ha precisato che dalla combinazione sono attese sinergia equivalenti a 1,5 miliardi di costi in meno all'anno a partire dal terzo anno. Il tentativo di fusione fra le due società punta a creare un sostanziale monopolio nel settore dei prodotti per l’agricoltura (diserbanti e sementi), cosa che consentirà alla società di fare utili molto elevati. Bayer è la più grande azienda chimico-farmaceutica della Germania e una delle principali al mondo. Tra i prodotti più conosciuti della società c’è l’aspirina, per la quale è famosissima: oltre a questo Bayer produce prodotti per l’agricoltura come i pesticidi.

Monsanto è una multinazionale statunitense che si occupa di biotecnologie agrarie e OGM (organismi geneticamente modificati). Grazie a questa acquisizione, Bayer riuscirà a diventerà leader del settore sul mercato degli Stati Uniti, dell’Europa e dell’Asia. Le trattative sono durate quattro mesi. Lo scorso maggio, tre settimane dopo la sua nomina alla presidenza del consiglio direttivo di Bayer, Werner Baumann aveva annunciato l’intenzione di acquisire Monsanto. Il suo predecessore Marijn Dekkers si era sempre rifiutato di tentare questa operazione, considerata molto costosa e rischiosa, e aveva dato la priorità all’altro ramo d’azienda, quello dei farmaci. Inizialmente Monsanto aveva rifiutato l’offerta di 122 dollari per azione ritenendola “finanziariamente inadeguata”. A luglio l’offerta era stata alzata (125 dollari per azione), ma ancora una volta Monsanto aveva rifiutato facendo tra l’altro sapere di avere altre trattative aperte. Nei giorni scorsi, rumors di stampa parlavano di una vendita della divisione dermatologia per finanziare l’acquisto dfi Monsanto. Dalla vendita della sua linea di terapie per l’eczema e l’acne rosacea, infatti, l’azienda tedesca riuscirebbe a portare nelle sue casse 1,1 miliardi di dollari. Possibili acquirenti di queste linee di prodotti, secondo alcune fonti di Bloomberg, potrebbero essere Galderma, del gruppo Nestlè, Allergan o la spagnola Almirall. Il piano, sebbene sia ancora in una fase preliminare, sembra essere su una buona strada. Molti osservatori fanno notare che questo tipo di operazioni di fusione e acquisizione sono avviate per porre rimedio al calo dei prezzi delle materie prime dell’agricoltura. I prezzi del grano e della soia, per esempio, hanno risentito in particolare della debole crescita della domanda in Cina. Questa situazione ha portato a minori redditi per gli agricoltori e ha avuto conseguenze sui consumi di fertilizzanti, semi e pesticidi.

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